El Condor Pasa

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“Portami a casa mia, sulle Ande
Oh Condor.”


El Condor

C’è il respiro della montagna, la nebbia grigia sulle rocce grigie dove si aggrappa l’erba che ha il colore cupo di certi muschi che crescono sui tronchi degli alberi, nutrendosi dell’umidità. L’ultimo pezzo di una schiena lunga, di tornanti e di chilometri. C’è il silenzio lunare delle cime, di quando la terra si allunga verso il cielo.   Continua a leggere

Special Interview | Simone Petilli

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Cresciuto nel vento dell’alto lago di Como e innamorato delle strade in salita. Un pomeriggio di sole abbagliante, il suo allenamento preferito, le nonne orgogliose e i consigli carpiti al suo idolo di sempre.
Questo è Simone Petilli.

Special Interview | Simone Petilli


Dervio è decisamente uno dei paesi più beat del lago di Como. Ramo di Lecco, si capisce, ma è bene specificarlo. Il fatto di essere su una piccola penisola e quindi più esposto ai venti, lo rende un piccolo ritrovo di surfisti, velisti e campeggiatori.
Simone Petilli ci ha dato appuntamento davanti a casa sua, alle undici: mancano pochi minuti. Suoniamo il campanello.
Aurora, sono io!
Quell’Io sarebbe Mauro Viotti. Aurora sarebbe la mamma di Simone. Che riconosce subito la voce, non c’è bisogno di spiegare. Mauro segue da anni e anni il C.C. Canturino, la squadra di juniores in cui correva anche Simone. “Ce l’ho nel cuore” dice sempre. “Un bravo ragazzo era, un bravo ragazzo è rimasto. Anche adesso che fa il professionista.
Aurora ha lo stesso sorriso di suo figlio, ci invita in casa per un caffè e sorride quando guardiamo lo stendipanni con le divise blu e fucsia della Lampre in salotto.
Le ha stese il Simone” spiega. “E si vede
Poi aggiunge:
Sarà qui a momenti, stamattina è uscito ad allenarsi con la bici da crono.
Ci sediamo in cucina e mentre parliamo del Giro con Aurora che prepara il caffè, Mauro guarda una foto appesa al muro di Simone e suo fratello da bambini. Continua a leggere

Così lontano, così vicino

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“Per chi ci ha messo il cuore e altrettanto cuore non ha trovato. 
Siamo qui con voi e, nonostante tutto, come voi siamo vivi.”

(Giorgio Faletti)


greg

La spiaggia di Copacabana è così lontana da quel tuo giardino dove razzolano le galline nell’aria quieta prima del tramonto. Il Belgio è dall’altra parte del mondo. Eppure, alle volte, le cose non sembrano così distanti. Alle volte senti che il destino che certe strade ti hanno inciso dentro non si staccherà mai da quello che sei, neanche dovessi fuggire su un altro pianeta. Non basta un oceano a farti dimenticare te stesso. O quello che vuoi davvero.
In fin dei conti il Nord è sempre il Nord, da qualsiasi parte giri la bussola. Resta fermo anche quando perdi l’orientamento. Continua a leggere

#OnTheTour | Mercì

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Guardo le nuvole blu che si sfilacciano sul tramonto. L’autostrada è già una lingua nera dove quasi si riflettono le luci delle automobili. Certe volte il tempo si dilata e sembra un secolo che non torni a casa. Poi son fatta così, mi viene la nostalgia due secondi dopo che lascio un posto. Mi incazzo, magari, come è successo anche questa volta. Mi faccio diecimila domande e non so se è un bene o un no. Qualcuno dice di sì, che altrimenti resteresti sempre nello stesso posto. Ma forse ogni tanto bisognerebbe fare solo quello che sentiamo. Lasciare le briglie e fidarsi dell’istinto.
Di certo capita che io mi fidi persino fin troppo. Come quando vedo un cartello in cui dicono che chiudono le strade alle undici e mezza e poi guardo la cartina e mi convinco che non è vero.
Ma andiamo per ordine.
I mini pain au chocolat e la crepes calda per colazione dopo la sveglia suonata alle sei e mezza sono rincuoranti come il sole che sbuca in piazza ad Albertville alle nove di mattina dopo la pioggia.
#OnTheTour | AlbertvilleLe bandierine gialle, verdi e a pois sembrano certe file di lucine nelle feste di paese. La partenza. Ci voglio restare poco, giusto per salutare due o tre persone, respirare la solita aria lievemente caotica che si mischia al profumo delle baguette che esce dalle boulangerie. E invece niente. Alle dieci e mezza sono già consapevole che sarà impossibile. Non riesci ad andartene quando ancora i corridori sono qui, quando si fermano a fare le foto, a firmare gli autografi e fanno sorrisi sopra la tensione. Non ci riesci. Qualcuno fa i rulli nell’attesa. Continua a leggere

#OnTheTour | Monsieur a pois rouges!

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Sul versante della montagna che si spegne nella sera, si accende una fila di luci come lanternine che segnano la strada deserta. E in lontananza, tra i pini scuri, palpitano i paesini nell’azzurrino dell’ultimissima luce.
C’è un leggero tintinnio di forchette, qualcuno mangia sulle terrazze. C’è il rumore insistente dei grilli. Della mia cena, salvo la tortina al formaggio e le lampade della sala ristorante. Per il resto, l’importante è avere questo silenzio dopo una giornata di Tour dove ho mantenuto la cara vecchia regola d’oro della transenna. Mai lasciare il posto di comando. A costo di trovarsi schiacciata da un perfetto sconosciuto con la sua pancia nella schiena per tre ore, sotto il sole.
Ma va bene così. Va bene anche fare cinque ore per vedere il ciclismo, tra le nevi perenni e le mucche che pascolano nelle chiazze di verde ancora più verdi. Certe volte viaggiamo per mettere un po’ di distanza tra noi e le cose. Specialmente quando le cose sono complicate, quando aspetti il meglio e, allo stesso tempo, ne hai paura.
#OntheTour | Monsieur a pois rouges Le luci brillano sulle montagne scure adesso.
Non è vero niente. Che la distanza ti fa dimenticare tutto. Sono stronzate, non è vero.
Succede come qui, dove la gente si accalca sulle transenne, i bambini gridano selfie, selfie please oppure Le bidon!
Gridano a tutti, si aggrappano come scimmiette, tendono le mani solo per avere qualcosa, qualcosa che gli ricordi quel giorno. A qualcuno basta anche la lattina della Sprite mezza vuota, schiacciata dalle mani. Basta come reliquia sacra di quell’istante. Continua a leggere

50 domande a Daniel Oss

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Ventinove anni, nato in Valsugana con il sogno (realizzato) di andare a vivere sul lago di Garda. Ciclista professionista dal 2009, dice di avere uno stile punk rock e non sopporta le etichette. Due amici e un gattino di peluche gli sono stati compagni in un viaggio su due ruote alla Jack Kerouac per ritrovare il senso della libertà in bicicletta. Il ciclismo gli ha insegnato rispetto. E anche cosa vuol dire essere un vero outsider.
Questo è Daniel Oss, in cinquanta domande.


Daniel Oss | 50 domande1) Cosa significa “outsider”?
Nel ciclismo: fuori dagli schemi, non convenzionale, alternativa, sorpresa, chi può spuntarla fra i favoriti.

2) Come ti piace essere definito?
Non mi piacciono le etichette.

3) Tre parole per descrivere la bicicletta?
Libertà, fatica, sogni.

4) Ti ricordi la prima canzone rock che hai ascoltato?
No, credo qualcosa degli U2.

5) Cosa hai imparato dal ciclismo?
Rispetto. Continua a leggere

Chiedetemi se sono felice

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L’ultimo chilometro, la curva secca a gomito, una caduta subito dopo e la testa del gruppo con quella solita adrenalina prima di una volata importante. La gente, tanta gente. Il sole strano di un pomeriggio in Normandia.
Sono Mark Cavendish e non so neanche quante tappe del Tour de France ho fatto in vita mia. Questa è una delle tante, ma non è una qualunque.
Sono Mark Cavendish e ho vinto praticamente tutto. Tranne una maglia gialla. A pensarci sarebbe anche difficile ricordarsi tutte le volate che ho fatto. Un missile ovunque, una volta persino sui Campi Elisi. Le cercavo tutte, perché è così che deve fare un ciclista. La carriera dura un soffio, non devi sprecare neanche un istante. E d’altronde quando sei un velocista lo impari fin da piccolo: negli ultimi metri conta tutto, ogni dettaglio, ogni ronzio, ogni intuizione. Per un istante vinci o perdi. Allora impari a risparmiare quando si può, a regalare quando si deve. Impari a fidarti del treno, dei ragazzi che sono con te.
Adesso dicono che la mia parabola sta finendo, che l’Era degli sprinter sta cambiando, che questa squadra non è più all’altezza del vecchio Cav. Eppure il destino intreccia ancora fili, mi fa credere che niente sia cambiato. C’è ancora Mark Renshaw che, a dispetto di quello che dicono tutti, non è mai stato il mio ultimo uomo. E’ mio amico e lo è ancora adesso. Che mancano pochi metri e mi disegna la rotta tra Kittel e Greipel. E Sagan che è partito come un fulmine ma troppo presto. E’ di nuovo qua. Io e lui, che siamo stati divisi e niente, in realtà, è riuscito a dividere l’intesa. La corsa non è la vita. O forse sì. Forse alla fine ti restano solo le cose e le persone importanti. Te stesso e quelli che ti hanno sempre capito. Da vincente o meno.
mark renshawSono Mark Cavendish e questi ultimi metri sono il mio biglietto per la mia prima maglia gialla. E questa non è una volata come le altre, una di quelle del mucchio che non mi ricorderò perché ero troppo appannato dall’adrenalina, dalla foga, dai denti stretti, da quella maledetta velocità. Questa no. Continua a leggere

50 domande a Diego Rosa

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Nato in un giorno di marzo di ventisette anni fa tra la magia delle Langhe, piemontese orgoglioso e ciclista professionista dal 2013. Una Pantera Rosa l’ha messo sulla bicicletta a tredici anni, da piccolo adorava giocare nel cortile di casa e i suoi eroi sono mamma e papà che hanno cresciuto quattro figli maschi lavorando. Adesso che correrà il suo primo Tour de France, non ha certo perso la sua semplicità e il posto migliore per un caffè resta sempre il bar in centro della sua Corneliano.
Questo è Diego Rosa in cinquanta domande.


Diego Rosa | 50 domande1) Se dico “Tour de France” qual è la prima cosa che ti viene in mente?
Parigi! La passerella sugli Champs Elysées sarebbe un sogno che si realizza!

2) Quest’anno parteciperai per la prima volta alla Grand Boucle, cosa hai pensato quando ti hanno detto che sarebbe stato nei programmi della tua stagione?
Oh mio dio! Davvero?” Non hai idea del mix di sensazioni quando ti dicono che farai il Tour. Ero entusiasta e spaventato allo stesso tempo. E’ una corsa importante e poter partecipare è l’obiettivo di tanti ciclisti. Ma la stessa cosa succede quando ti dicono che per la prima volta farai il Giro d’Italia! Continua a leggere

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