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E mi alzo sui pedali

Il ciclismo ti insegna a non abbassare la guardia mai. Ti frega o ti premia all’ultimo, come la vita.

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Sono nata in Brianza in una calda notte di luglio. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.
gare on the road17 Maggio 20133 febbraio 2017

Longarone, diga del Vajont. Un viaggio dell’anima.

Sì, è vero, il Giro d’Italia è un viaggio veloce, intenso. Tappa dopo tappa, vincitore dopo vincitore, il turbine vorticoso del tempo liquida tutto in una notte di sonno. E l’indomani è un altro giorno. Ma non è così per il Vajont. Almeno, non lo è per me. E’ un viaggio dell’anima, quello che porta…

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pro cycling10 Maggio 20131 novembre 2016

A Pescara, come a Gardone, d’Annunzio saluta il coraggio del Giro.

Gabriele d’Annunzio li voleva così i ragazzi che partecipavano alle sue imprese: coraggiosi, fedeli, pronti a tutto. Così, un po’ come chi si fa chilometri e chilometri per tutta Italia in bicicletta, sotto il sole quasi estivo o con la pioggia torrenziale. Un po’ come Emanuele Sella, sempre all’attacco e oggi tradito due volte dall’asfalto…

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Speciali9 Maggio 20131 novembre 2016

Wouter e Gilles: il filo invisibile di una passione al di là della vita.

Non mi piace il riciclo dei post. Ma oggi farò un’eccezione. Certi eventi, specialmente quelli più drammatici, scritti più volte suonano ridicoli. Non c’è più nulla da raccontare quando una vita si spezza: tutto quello che poteva esserci, i sorrisi, le vittorie e anche le sconfitte, si trasformano nella malinconia del ricordo. Per questo ricondivido…

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Flashback15 aprile 20131 novembre 2016

Poulidor, il Pouy de Dome e il significato vero, profondo del tempo.

Tempo. Tempo che non aspetta, che scivola via o che non passa mai. Il tempo, per il ciclismo, è un po’ come il Destino o la fortuna, fatto di secondi pesanti o leggeri, infiniti come oceani o intimi come un abbraccio. Sul Pouy de Dome, silenzioso e ostile vulcano addormentato, quel giorno di luglio del…

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pro cycling7 aprile 20131 novembre 2016

Roubaix maledetta. Zdenek e l’equilibrio tra realtà e sogno.

Roubaix ventosa. Roubaix di polvere. Roubaix crudele, maledetta. Roubaix introversa, che la pietà, a volte, se la dimentica tra le sue pietre ruvide, tra la sua scorza poco incline ai regali. Sì, non regala niente questa gara. A nessuno. Però, qualche volta, capita anche qui di avere l’occasione giusta, il momento dove le gambe vanno…

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pro cycling5 aprile 20131 novembre 2016

L’inferno Roubaix e quella piccola porta per il paradiso.

Uomini resi irriconoscibili dalle maschere di fango scuro, di una terra che trasuda ancora la polvere di carbone delle miniere, corpi stremati dai sassi aguzzi che osservano la foresta dal basso, da sempre. E’ questo l’”inferno”? Sì, forse non sbagliano a definirla  così, la Parigi-Roubaix. E quel tratto tremendo di strada che chiamano “tritaossa” è…

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pro cycling4 aprile 20131 novembre 2016

Sotto la pioggia o in canottiera: elogio del tifoso autentico.

Ci sono quelli “della domenica”, che nel week – end, quando fuori piove, non sanno cosa fare e si mettono davanti alla tv: piuttosto che niente va bene anche il ciclismo. Ci sono quelli che si ricordano di tifare per un corridore quando vince: “alura l’è fort!” come direbbero i miei brianzoli. E ci sono quelli…

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pro cycling31 marzo 20131 novembre 2016

“Finché vedrai sventolar bandiera gialla, tu saprai che qui si balla”

“Fin che vedrai sventolar bandiera gialla tu saprai che qui si balla” cantava così Gianni Pettenati nel 1966, nel periodo in cui i ragazzi italiani stavano scoprendo il mondo, idolatravano l’Inghilterra e i Beatles e la sera scappavano da casa per andare a ballare al Piper. Bandiere gialle ce ne erano tante oggi, sui muri…

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pro cycling27 marzo 20131 novembre 2016

Quelle “fughe a due” che sono un po’ come un viaggio.

C’è qualcosa di inafferrabile in quei chilometri di asfalto che stanno tra il gruppo e i fuggitivi. Qualcosa che è fatto di secondi effimeri e di minuti inossidabili. Di tempo, sì ma anche di spazio. Spazio vitale. Come se quei metri guadagnati faticosamente fossero un microcosmo, una piccola riproduzione della nostra vita sempre in corsa.…

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