Roubaix ventosa. Roubaix di polvere. Roubaix crudele, maledetta. Roubaix introversa, che la pietà, a volte, se la dimentica tra le sue pietre ruvide, tra la sua scorza poco incline ai regali. Sì, non regala niente questa gara. A nessuno. Però, qualche volta, capita anche qui di avere l’occasione giusta, il momento dove le gambe vanno allo stesso ritmo della speranza del cuore. E’ quello che è successo oggi a Zdenek Stybar che si è ritrovato nel gruppo giusto, assieme a Fabian Cancellara, il più nominato dai pronostici. Zdenek, ventisettenne ceco dal bel sorriso, è avvezzo da sempre ai terreni difficili: è stato due volte campione del mondo di ciclocross e il fango, la polvere, le pietre sono suoi amici. E’ questo che, forse, lo incoraggia e lo sprona a sfruttare la mano della fortuna: Cancellara è il più forte ma Zdenek è abituato a portare il suo corpo oltre la fatica, a stringere i denti, con qualsiasi condizione atmosferica. E forse lì, dove non valgono le regole del mondo, potrà sognare ad occhi aperti. Quando Fabian parte all’attacco nel tratto di pavè numero sei, Zdenek non lo molla. Sa che anche pochi metri di svantaggio dal campione svizzero possono essere fatali, un baratro incolmabile. Gli sta incollato alla ruota, non cede nemmeno per un attimo. Il pavè e gli scossoni che torturano le braccia e la testa possono aspettare. Tutto può aspettare quando bisogna tenere la ruota dell’uomo che chiamano la “Locomotiva”. E’ lì, resiste, e il pensiero va, forse, come succede tante volte nei momenti critici, alle persone che non ci sono più. Zdenek, nel cuore, ha la sua nonna, che se ne è andata pochi giorni fa, proprio il giorno del Giro delle Fiandre. “Vorrei riportare il sorriso sui volti della mia famiglia” diceva prima della gara. Forse gli passano tante volte per la mente quelle parole, suonano come incoraggiamento perchè i sorrisi e l’affetto sono motivazioni troppo alte per arrendersi.

Chilometro per chilometro, Zdenek diventa sempre più l’ombra di Fabian Cancellara e persino sul tratto in pavè del Carrefour de l’Albre non permette a sé stesso di perdere terreno: non manca molto alla fine dei giochi e il boato e la festa del velodromo sembrano sempre più vicini. Sono rimasti in tre: lui, Cancellara e Vanmarcke. Ma la sfortuna è in agguato e, nell’attraversamento del tratto numero cinque urta uno spettatore e perde l’equilibrio. Si sposta sull’altro lato, tenta di tenere la bicicletta diritta e il pavè non ha la meglio su di lui: sa guidare troppo bene il suo mezzo, è troppo abituato a pedalare sul terreno sconnesso. Rimane in bilico, sulle sue due ruote, miracolosamente.

Ma quando si riprende dall’imprevisto è troppo tardi. Il numero da funambolo non è servito a niente: Cancellara e Vanmarcke sono già volati via. Pochi metri li separano ma sono abbastanza per troncare brutalmente il sogno. I secondi si accumulano e forse Zdenek ancora non ci crede che tutto sia successo così, per caso, che le pietre l’abbiano tradito in quel modo così brutale, improvviso. Pedala come un matto, con la bicicletta che trema tutta per le sollecitazioni ma quella strada tra la polvere sembra avere il potere di allungare le distanze, di creare vuoti incolmabili.

Zdenek Stybar, anni ventisette, divisa azzurra, nera e bianca della Omega Pharma Quick Step è da solo, nella terra di nessuno. La sua fortuna è sparita improvvisamente, come la ruota di Cancellara che è oramai lontana e va verso il traguardo. Se ne è andata per un soffio come certe occasioni che spariscono da un momento all’altro, senza mai dirci il perché.

Zdenek arriva sesto, in un velodromo che, come spesso capita, si ricorda solo di chi vince. La vita, a volte, è cattiva. Non ci sono parole per consolare una speranza svanita. Ma quello stare in equilibrio sui sassi ruvidi del pavè ci ricorda che l’importante è andare avanti, che conta più la strada che percorri che gli ostacoli che trovi. Che chi è capace di stare in bilico tra cielo e terra, tra realtà e sogno, sarà anche in grado di trovare nuove vie dove altri non ne vedono.

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

One thought on “Roubaix maledetta. Zdenek e l’equilibrio tra realtà e sogno.

  1. eh, si, è stato un vero peccato per Zdenek Stybar, crossista di gran classe reinventatosi stradista, tra l’altro se non sbaglio addirittura alla sua prima partecipazione alla Roubaix. Oggi il coro delle lodi è inevitabilmente tutto per Cancellara, ma Stybar, prima di urtare lo spettatore, alla ruota di Cancellara ci stava comodo comodo, anzi pedalava bello agile con un dentino in piu’ dello svizzero, e avrebbe potuto senz’altro giocarsela.

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