7.45
Suona la sveglia, la ripunto, mi giro dall’altra parte.
8.00
Suona la sveglia, mi giro dall’altra parte. Mi alzo, c’è la corsa di casa, voglio essere carina. Ho le occhiaie fino alle guance come se fossi stata fuori tutta la notte. Mi metto gli occhiali da sole. Esco. Il ciclismo lo sa che non sono mai stata brava ad essere perfetta, ad avere i capelli in ordine e la faccia sveglia prima delle undici di mattina. Stessa storia, stesso posto, stesso bar. Gli stessi identici brianzoli che riconosco persino quando sono in fila per il gate, li riconosco dall’accento, da come dicono una parola, persino dalle facce. Dove sei nato ti segna, nel bene o nel male, ma è sempre qualcosa.

lissone cleaf coppa agostoni foto
Il sabato di una porcamiseria di giornata che si ripete da anni e gli anni li porta via. Trovi tizio, caio e i vecchi che guardano le biciclette come se guardassero un porno dopo dieci anni di Forum, i bambini che crescono e lasciano spazio ad altri bambini. Lo stesso Bar Sport dove le storie si intrecciano nel sacro nome di un unico grande amore, benedetto dall’ostia del sole bianco dietro le nuvole. Non pioverà. C’è l’umido sulle strade, l’olea fragans con la sua maledetta e infestante malinconia mi da tregua oggi, è un settembre che non vuole infierire su niente, lo sa che tutto è stato abbastanza.
Il Lissolo è la classica salita nel bosco, una striscia d’asfalto cattiva tra le robinie e i funghi che mi fa pensare sempre a quando sei da solo, al tramonto, e sai che mancano pochi chilometri per tornare a casa eppure ti sembra di essere in un’altra dimensione. Una poesia quotidiana lontana dal resto. Una visione.
foto coppa agostoni 2018 lissolo
Due ragazzi scrivono con un sasso un rudimentale w la fuga che si presta a varie interpretazioni, qualcuno chiede il terzo panino per ingannare l’attesa. Passano i fuggitivi, passa il gruppo, qualcuno grida “Dai Gianni”

Moscon. La faccia da angelo e una squalifica per un pugno in corsa. Borderline di sicuro, in quel modo che spiazza tutti i perbenisti del cazzo convinti che la strada e la fatica non ti trasfigurino per niente, che tutto si possa controllare, la rabbia e l’amore, la vita, chissà cos’altro. Che devi essere politicamente corretto persino quando l’acido lattico ti sale al cervello. Forse c’è un filo sottile tra l’essere ribelli ed essere rivoluzionari, o forse sono la stessa cosa. Abbiamo talmente fatto l’abitudine all’essere asserviti a tutto, a stare zitti, a dire sì, ok va bene. In fondo per cosa mai si potrà combattere in questo mondo quando ci hanno fatto credere che servono soldati e non guerrieri?

Quando hai mal di gambe cambi per forza, ti incazzi per cose che avresti lasciato correre, è questo che fa la strada, è questo che fa la bicicletta. “Ho il fuoco dentro” aveva detto Gianni, “voglio vincere subito per zittire tutti”.
Adesso Lissone allunga le ombre su di lui che è lì davanti, agli ultimi giri. Ma che speranza vuoi che ci sia per uno che non è un velocista su un arrivo così. Un rettilineo fino alla fine, devi fare per forza una cosa da outsider ma non è più il tempo: li fregano all’ultimo quelli che fanno di testa loro. Essere ribelli non costa solo in decisioni ma anche in conseguenze. Chi se la prende una responsabilità così?

Ma la rabbia è una mano stronza che ti prende lo stomaco, te lo strozza o ti scava. E’ un motore con regole a sé. Bruci e bruci e bruci. Fino a che sparisci o fino a che esplodi. Fino a che vinci.
Ladri con la cravatta, stavolta vi ha fottuti.
gianni moscon coppa agostoni foto
Non devono neanche rincorrerlo fino a oltre il ponte, lo puoi vedere da qui, a farsi abbracciare come il nipote dalla nonna che ha preparato la crostata per il suo ritorno, con il corteo di ragazzini che la borraccia non osano chiederla, non ce l’ha neanche. Vai, Gianni! Gli urla uno. Grande Gianni. Verace così, a prendersi la rivincita con la faccia da bravo ragazzo e la gamba da sovversivo.
E agli altri lasciamogli dire ancora che non vale la pena, che le emozioni non sono sane, che a leccare il culo si fa più strada, che a stare fuori dagli schemi si perdono le occasioni.
Come dicono gli Zen, “Tanto vivi si muore”.

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

Una risposta a "Non ho più voglia di vestirmi bene in casa"

  1. La fotocronaca che leggerla diventa un filmato. Il ciclismo di Miriam è un film nel quale chi legge è protagonista e vive le emozioni di essere lì, a pochi km dall’arrivo

    Leggere 20000Km fa questo effetto

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