C’è un tramonto che sembra un incendio là sull’orizzonte. Le sagome delle palme già scure contro il cielo ancora chiaro per metà danno l’illusione di essere in una specie di spiaggia tropicale lontano da tutto. Che se le guardi, le spiagge della Versilia, non ci credi che al mondo possa esserci tanto spazio. Sono immense. E il mare le abbraccia con le sue onde larghe, come mani di conchiglia, gli porta in regalo pezzi di sughero. Anche a questo fai fatica a credere: vengono dalla Sardegna, penso, si fanno un viaggio infinito, naufraghi che cambiano terra.
Il sole scivola via in fretta, lascia lunghe strisce sanguigne che la notte si inghiottirà presto. Sul manto blu della sera c’è già la luna. E la stella della sera.
La guardo come tante altre volte. Mi è sempre sembrata una specie di buonanotte o una carezza di chi non è più su questa terra. Un modo per sentirsi meno piccola, per tenere la rotta, che forse da lassù si vede tutto con più chiarezza.
Continuo a guardarla anche adesso che per la prima volta in vita mia una rotta non ce l’ho. Che per la prima volta in vita mia ho smesso di aspettare qualcosa.

Le cronometro sono strane, questa più di tutte, adagiata nella quiete silenziosa del lido bianco, con il mare che luccica pigro, i ragazzi sui rollers come se fossero ancora gli anni novanta e i pini marittimi bassi come funghi, come le case quadrate dalle persiane verniciate colore del latte e menta che mi preparava la nonna quando ero piccola. C’è il profumo delle divise pulite, dell’olio canforato che si mischia con quello del fritto misto che esce dai ristoranti sulla spiaggia.
I rulli sono come un segnatempo, il loro rumore incessante ha il suo ritmo se lo sai ascoltare, una ninnananna strana e sempre uguale: i bambini vorrebbero entrare, scavalcare le fettucce e toccare tutto. Ma c’è quel confine sacro: il rumore e il silenzio. I ragazzi sulle loro biciclette immobili, il sudore che cola negli occhi e sul telaio. La voce in lontananza dello speaker, i suoni acuti della partenza.

Essere team non è una cosa semplice, forse la prima regola da seguire è quella di sapere le qualità degli altri, rispettarle e poi fonderle. Detto a parole è una stronzata ma nella vita vera non così tanto. Nel ciclismo non ne parliamo.

La BMC quel rettilineo lungo il mare e poi ritorno lo conosce bene. L’anno scorso ha vinto in una giornata come questa, forse solo un po’ più ventosa. Nel modo che san fare loro, tenendo in sospeso ogni cosa fino alla fine, rispettando l’anima delle prove contro il tempo. Non c’è niente di certo, fino a che tutto è finito.
Quel rettilineo ha il respiro di qui, l’odore degli aghi di pino caduti, di mare al pomeriggio, quello di quando stai in vacanza e torni dalla spiaggia perché è quasi sera e i muretti restituiscono il caldo del giorno.
Quel rettilineo è il silenzio, il sussurro delle ruote lenticolari sull’asfalto che sfrecciano in un attimo. Mangiarsi il tempo: si può? Forse solo la bicicletta ti dà quest’illusione.

La BMC la conosce bene quella sensazione, il nulla e poi il tutto intendo, con la linea bianca a fare da confine tra le due terre. Scorrono via e sanno di avercela fatta, il boato della gente è una passerella attorno all’asfalto. Sono spariti là in fondo, le ammiraglie a metà strada coi ds e i meccanici che si abbracciano. Corrono tutti, corro anche io. Perché so che quelli sono momenti che non tornano più: basta che passino più di cinque minuti dalla linea bianca e niente è più lo stesso. Li guardo mentre si abbracciano, ridono e gridano. C’è un incantesimo in quei secondi, ti scuote da tutto. Li guardo mentre hanno gli occhi lucidi, per la fatica, per la commozione. Momenti come questi mi ricordano che il ciclismo mi ha sempre dimostrato che in qualunque parte lo andassi a cercare ero sempre ben accetta. Mi ricordano tutti i perché.
Piove spumante, brilla nei raggi dell’ultimo sole, resta sul lungomare come dopo un concerto.

Buonanotte stella della sera, fa niente se una parte di me dice di lasciar perdere, che forse con il bene sono troppo esagerata e che poi pago tutto fino alla fine. Ma questa vita è una sola e di opportunità ne perdiamo fin troppe.
Buonanotte stella della sera, vorrei tornare ad avere coraggio come ce l’avevo prima ma il fatto è che io non sono mai stata brava a chiedere. E il ciclismo lo sa. Io lo guardo in silenzio e lui mi dice che basta così, che mi vuol bene così come sono, una bambina senza pretese che parla con le stelle

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

One thought on “Stella della sera

  1. Solamente fantastica. Un repertorio di sensazioni ed emozioni, descritte e trasmesse con la consueta raffinatezza. Grazie Miriam.

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