Sul banco ci sono un mucchio di tazzine del caffè vuote. Sono le undici e mezza e mentre mi avvicino all’espositore so già che non ci saranno croissant o roba del genere all’interno. Infatti, nell’ordine: acciughe, tortilla e insalata russa. Ma perchè qua nessuno fa la colazione con i crismi? 
Prendo un panino con jamon e formaggio e un tè freddo, il giorno della crono sai già che non mangerai niente fino alle cinque, è una delle poche certezze della vita. 
Dentro, la televisione parla dell’incidente della principessa Diana – nell’agosto di venticinque anni fa – e fuori c’è l’aria calda dell’Africa che soffia attraverso le vie di Elche con l’odore dell’estate spagnola alla quale – alla fine – mi sento legata da uno strano vincolo di sangue.

Sarà dal 2013 che non fotografo ciclisti sui rulli. Le palme svettano nel cielo azzurro e l’aria umida sfida i grandi ventilatori davanti alle biciclette immobili. Sono sempre stata una fissata delle emozioni ad alte frequenze, tutto intenso fino al cervello e forse è per questo che amo vederli così, con la fronte sulle mani come in preghiera e gli occhi chiusi come quando raggiungi l’orgasmo. Il sudore gocciola sul telaio. Tieni il controllo sulla potenza. Respira. 
C’è un posto in fondo alle costole che esplode dentro anche quando noi stiamo perfettamente immobili. La scienza non può dire che cos’è, neanche localizzarlo, noi sappiamo che è lì, di riflesso segue il sangue. Quando alziamo gli occhi per un secondo, è come se niente altro esistesse più. Posti sperduti nel niente, non luoghi dove possiamo ritrovare la stessa sensazione di allora. Che cos’è che chiami “felicità” adesso?



Mi passo una mano sulla faccia, bevo uno shot di Coca-Cola fredda. Il corpo deve pur tornare ad una temperatura normale. Dai bus qualcuno ci elemosina un burger, lo mangio in quattro bocconi anche se sono le quattro del pomeriggio. Un tipo sviene sul marciapiede. 

Verso Murcia il cielo è grigio, a tratti i lampi illuminano la terra gialla assetata e costellata di olivi. Forse pioverà, abbastanza per far risentire al suolo il sapore dell’acqua, abbastanza per far sì che le manchi ancora per giorni, terribilmente, in quel posto in fondo alle costole che la gente chiama viscere. 
Il gin tonic del bar fa schifo, lo bevo lentamente mentre una piuma grigia rotea dal nulla nella notte afosa del sud. 

Secondo le credenze, le piume che appaiono in modi inaspettati sono messaggi del nostro angelo custode o della nostra guida spirituale. A volte non hanno contenuti specifici ma possono semplicemente indicare il fatto che abbiamo preso la strada giusta. La piuma grigia è portatrice di pace. 
Posted by:Miriam

Nata in Brianza, nella calda notte del 30 luglio 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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