Dall’alto si vede la schiuma bianca dell’oceano che si infrange contro le rocce nella luce del pomeriggio. “Il mare senza le onde sarebbe solo un’enorme pozza”, l’ha detto David Forster Wallace e l’ho letto scorrendo instagram tra un’aereo e l’altro. Mi mancavano solo venti minuti a finire il film che avevo iniziato a Malpensa – l’unico decente. Mentre l’aereo si avvicina alla pista rivedo Grindenwald che sgozza un cucciolo di quilin senza pietà. Come sarebbe il mondo se avessimo delle creature capaci di riconoscere la purezza di cuore al primo sguardo? 

Come in montagna – e come al mare – il tempo cambia velocemente e il Guggenheim di Bilbao sopra l’acqua grigioverde sembra lo scenario di un film di fantascienza mentre la gente cammina sotto il ragno gigante. Viene l’aria dall’oceano e sembra congelare il tempo, i minuti scorrono lenti, sabbia sottile in una clessidra stretta. Come sempre il ciclismo ha questo strano vizio di giocare a dilatare le ore o annullarle. Due chilometri e poi uno e qualcuno chiede chi ha vinto. Stesso copione, non lo so. I grandi giri sono così, alcune tappe non hanno colore. Ma di sicuro la Vuelta è la migliore di tutti perchè ha quella strana unica magia che certe volte soffia dopo l’arrivo, come questo vento da nord che adesso si alza per la Gran Via e fa cadere le foglie come in autunno. Una grande sfera di cristallo per guardare dentro al turbine del futuro. 

C’è il semaforo rosso e guardo a sinistra verso la città: su un muro c’è scritto a caratteri cubitali: soñar. Ovunque l’universo manda le sue lettere ai mortali, per convincerli a non avere paura della vulnerabilità perchè è una delle cose che ci rende vivi. 
Scatta il verde. 
Ancora aspetto quella mattina in cui, aprendo gli occhi, la realtà coincide con il sogno. 

Studiando il sonno dei polpi, gli scienziati hanno scoperto che anche queste creature hanno delle fasi rem come gli esseri umani e addirittura cambiano colore quando sognano. E’ stato appurato infatti che le variazioni di tonalità corrispondono all’attività onirica dell’animale.
Posted by:Miriam

Nata in Brianza, nella calda notte del 30 luglio 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.