Si mescolano le nuvole basse ai fumi delle griglie, dicono che pioverà ma il vento porta l’acqua o la porta via, non si sa mai cosa può succedere. La montagna è imprevedibile come la vita, il sole va e viene, i momenti di luce e di ombra si alternano e noi ci siamo dentro, ci adattiamo senza poter fare altro. A volte penso che quando il sole se ne va, dobbiamo solo cercare di far finta di vivere come se ancora ci fosse, da qualche parte.
Come se ancora sentisse i nostri pensieri che di tanto in tanto sfiorano il corso degli eventi. Dettagli, una frase, una canzone. Piccoli stupidi dettagli che fanno riemergere ogni cosa in un secondo. Poi di nuovo il resto. Ma tutti sappiamo che è oltre la realtà che ancora il nostro spirito vive. 

Come quando passa la corsa. Non c’è più niente attorno, non ti ricordi neanche di essere al mondo ma ti ricordi che esisti. Come quando stai ballando fianco a fianco e tutto il resto svanisce. Così l’elicottero spazza via tutto ancora una volta, persino la pioggia contro tutte le previsioni, i pini svettano smeraldini contro il cielo azzurro e le scritte bianche sull’asfalto sono ancora più bianche. Appena passano i primi, la gente comincia a risalire e io mi chiedo sempre cosa spinga una persona a fare chilometri e chilometri a piedi per andare via prima del fine corsa. Non solo i ciclisti sono chiamati ad onorare la tappa ma anche chi viene in pellegrinaggio fin qui – e ovunque.

Per fortuna ci sono gli zoccoli duri, quelli che tengono la musica alta per l’ultimo della fila, che conservano il vino per chi non ha avuto la gloria. Senza di loro il ciclismo sarebbe un viaggio nel nulla e forse avrebbe senso se la fatica non fosse così lancinante da dover essere condivisa. Il silenzio è per la contemplazione, il frastuono per sovrastare il dolore. 

Verso Levico le nuvole si addensano come panna montata sopra le vene di roccia illuminate dal sole della sera che le fanno sembrare le antiche terre depredate d’America. Santiago Buitrago ha vinto la tappa, a volte le battaglie si perdono, altre si vincono. Altre invece restano nel limbo per anni o forse per sempre. 
Ma – ovunque il vento ci porti – non possiamo smettere di lottare.

Posted by:Miriam

Nata in Brianza, nella calda notte del 30 luglio 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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