Il vento fa tintinnare le corde delle barche bianche attraccate al porto mentre le nuvole si ammassano grigie verso est. Ogni cosa è esattamente come l’ultima volta. Alla fine di una settimana dove il realismo magico si è infilato nelle piaghe dei nostri ricordi, qui è ancora tutto come due anni fa. E non so più se credere alla realtà che ha avuto il tempo per cancellare le cose belle oppure ai sogni che hanno continuato a galleggiare nelle nostre teste, come l’unica cosa vera che ci ha guidato sempre.

Il sole rende il mare ancora più turchese ma – come da copione – il vento lascerà che le nuvole coprano questo rettilineo che già una volta è stato la mia più grande bufera. La luce diventa bianca, l’aria gelida scuote le palme e le fa sfrigolare nel silenzio della zona rossa, dove non c’è neanche un bar dove prendere qualcosa di caldo. Da una parte c’è il rettilineo d’arrivo, dall’altra quello dei cinquecento metri: una trottola di corridori che vanno e vengono piegati sulle biciclette, in quel silenzio assordante dentro al quale non capisci mai se stanno andando forte oppure no. Scatto venti foto fuori fuoco e una giusta.

Mi incazzo ma non c’entra la macchina fotografica, è più una sensazione di nausea per le cose che ho sentito. La realtà mi sembra ancora più cruda di questa luce senza cuore, eppure il destino ci ha portati qui ancora, come se niente fosse cambiato. Come se niente avesse potuto davvero spezzare quell’incanto segreto.  

Mentre passano gli ultimi – che sarebbero i primi – due signori mi dicono sorridendo che hanno provato cento volte a fare un panning decente ma i corridori vengono sempre mossi. Per me è lo stesso. Uno si consola dicendo che probabilmente vanno troppo veloci. Il fottuto tempo scombina le cose e poi le rimette in ordine, forse oggi, domani o mai. Di sicuro, come diceva qualcuno, se hai un amore vero allora devi proteggerlo, anche a costo di perdere tutto. Il ciclismo ti insegna a dare quello che hai fino all’ultimo respiro, anche quando sai che non riceverai niente in cambio.

La maglia azzurra passa in un soffio sulla linea bianca, tanto velocemente da far pensare che sia facile chiudere una settimana così in pochi secondi. La verità è che non lo è affatto. Mentre la gente laggiù in fondo fa a gara per tenere in mano il Tridente luccicante, penso che non è vincere quello che ti rende felice, piuttosto sapere di non aver perso la luce.

Breathe, breathe in the air
Don’t be afraid to care
Leave but don’t leave me

Stranamente in radio passano i Pink Floyd mentre lungo le corsie dell’autostrada c’è il riflesso del tramonto che tinge il cielo terso dei suoi colori. I pullman e le ammiraglie sfrecciano verso Milano.
La cosa rassicurante è sapere di essere tutti sulla stessa strada, con le colline che di tanto in tanto fumano per i falò che accendono i contadini per bruciare le stoppie secche.
Sapere di guardare lo stesso cielo adesso e sentire il cuore che ancora brucia per le scintille sopravvissute del nostro fuoco passato.

Florentino Ariza è il protagonista del celebre romanzo di Gabriel Garcìa Màrquez “L’amore ai tempi del Colera”. Si innamora a prima vista di Fermina Daza e da allora non smetterà di pensarla per un solo istante della sua vita. Il suo cuore rimarrà legato a lei per oltre mezzo secolo.
Posted by:Miriam

Nata in Brianza, nella calda notte del 30 luglio 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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