Dalla vetrata del ristorante entrano i fiammanti colori dell’autunno, del legno chiaro degli alberghi chiusi per metà. E’ presto per la stagione sciistica, le piste sono ancora verdi e le vetrine polverose non hanno niente a che vedere con lo scintillio delle settimane bianche. L’hotel Touring guarda placido verso la vallata, circondato dai pini inondati dalla luce di un pomeriggio clemente, dove l’aria è fredda ma così buona che la vorresti bere. I nastri rosa lungo il corrimano in legno dell’entrata principale ondeggiano lievemente nel vento. La scala è vuota, milioni di passi l’hanno calpestata da quel giorno ma niente è stato più lo stesso. Ottobre non sa niente del ciclismo, delle ferite aperte mai risanate, dei colpi alle spalle, dei colpi al cuore. I languidi colori delle foglie sui versanti e le cime striate di neve restano in ostinato silenzio. Lontano da tutto, come noi vorremmo essere, senza sentire niente. Inutili come una montagna senza attacchi.

Dal vincitore al gruppetto dei velocisti passano i minuti lenti e interminabili, quelli che salgono si alternano a quelli che scendono, le ammiraglie impazienti cercano di capire quando mai arriverà sto benedetto fine corsa. Perché ci sono un sacco di cose da fare, le ore volano e pure tre settimane. Penso che il ciclismo ha ancora mille lati che non abbiamo mai considerato: tra gli ultimi c’è la maglia ciclamino e a noi sembra scontato che sia così ma cosa penserebbe chi vede questo sport senza sapere niente, ma proprio niente? Un giorno sei il protagonista delle volate, senti l’eccitazione calda dello sprint sul collo, la concitazione ossessiva della linea d’arrivo; un altro giorno sfili per ultimo tra il rumore della gente che smonta le transenne, tra le persone che spopolano la montagna e si accorgono a malapena di te.

La fila di bus e di macchine scende lentamente lungo la montagna come su certi passi alpini, ho l’impressione di aver rivisto questa scena molte e molte volte ma non mi abituerò mai al quieto incanto della vallata che si immerge nel buio, delle luci dei paesi che si accendono come piccole fiaccole tremolanti. Una falce di luna fa capolino sopra le cime delle montagne.
Le tappe assomigliano ai giorni che passiamo a sperare, ogni disperata notte pensiamo che possa essere quella giusta.
Ma nessuno attacca, nessuno torna.

Posted by:Miriam

Nata in Brianza, nella calda notte del 30 luglio 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.