Fuori c’è la luna, dentro l’aria di settembre dopo un sabato sera che più classico di così non si può: fare (e divorare) la pizza in famiglia a casa degli zii, mangiare una coppa di gelato e guardare un film. Mentre Harry Potter scopre come arrivare al binario nove e tre quarti e prova per la prima volta le gelatine tutti gusti, sento le gambe fuori uso come se avessi fatto dodicimila chilometri ma non è vero. A volte la stanchezza è solo una cosa mentale ma chi può mai dire quale sia il confine tra reale e non reale in questo mondo.

Dalla finestra di una cascina che sembra quella di una cella una signora offre il caffè a due carabinieri che controllano lo svincolo. Sotto quella finestra c’è il muro scrostato, so cosa c’era scritto ma le parole se ne sono andate, come a volte se ne vanno i pezzi della mia vita.
La Brianza, sotto la sua infestante coltre di robinie che formerebbe boschi persino nei deserti del Qatar, ha la terra rossa come il sangue anche se i brianzoli son sanguigni solo dove vogliono loro. Di sicuro alle corse portano sé stessi e basta, è difficile vedere striscioni o gruppi ben organizzati. Un tifo singolare, di cuore di sicuro, ma totalmente orientato alla prestazione. Avere Monza vicino vorrà dire qualcosa, no? E’ così che il Lissolo è diventato un piccolo tempio inneggiante all’attacco, qui dove cresci subito con l’abitudine che l’esistenza è così: una maledetta successione di odiosi mangia e bevi, salita e discesa, discesa e salita, mai un attimo di piano, mai un secondo in cui si può riposare, mai una volta in cui ci si può aspettare il sereno. Qua il ciclismo o lo ami o lo odi, e chi lo ama allora è un pazzo masochista, esattamente come un ciclista dovrebbe essere.

Sugli alberi ci sono già i ricci delle castagne, punti interrogativi di una stagione in cui tutto è andato troppo veloce a parte rari istanti che sono stati imbottigliati nel tempo come un pezzo di terra da spedire su Marte. Pantani vive. Uno striscione perso nel niente. Una cosa anomala come un albero di Natale il 25 agosto. Non so neanche se Marco abbia mai fatto questa corsa, se fosse mai passato di qui. Ma gli spiriti vanno ovunque e tutto quello che ci tocca davvero è anche fuori dalle logiche. In fondo anche questo sport di logico ha veramente poco, perché tutto si basa sul sentire. Che sei al limite, che ne hai ancora, che così stai bene, che così no. A volte le parole non parlano, il resto sì.

Fuori c’è la luna, dentro la voce di Albus Silente che spiega ad Harry il suo trucco per difendere la pietra filosofale: poteva essere trovata solo da chi avesse voluto semplicemente trovarla senza la pretesa di usarla. Adesso sì che queste parole mi entrano dentro dirette come una spada. Dovrebbe essere così anche per le persone. In un mondo in cui conta solo il profitto e un corridore ha valore solo fino a quando può essere sfruttato come un animale da circo, immagino un mago che fa roteare la bacchetta come se niente fosse, ristabilendo nuove regole. Le cose rare ai rari, come dicevano. E la pietra filosofale a chi sarebbe disposto a tutto per proteggerla.

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, nella calda notte del 30 luglio 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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