Corrono i cani come un uragano nel bosco dopo gli spari, corrono nella bruma che si alza dai prati la mattina, lucidi di rugiada.
Silenzio dietro i vetri, nelle stanze chiuse mentre fuori è ottobre e nessun sole entra a far roteare la cipria come polvere.
Zoccoli di cavalli rompono l’aria dell’alba.
I quadri guardano immobili quello che è rimasto intatto come un carillon, il tavolo degli scacchi senza scacchi, gli specchi ingialliti, i lampadari che scendono dai soffitti come se scendessero da piccoli cieli.

stupinigi

Non è facile immaginare la stagione di caccia qui, guardando i giardini deserti nella pioggia sottile e senza sosta, con la linea del viale sul retro che si perde nella nebbia, in una prospettiva incantata senza fine come se là dovesse unirsi al suo tempo passato. E’ come mettere insieme il nulla e il tutto, i vetri degli anni hanno diviso davvero quello che era da quello che è.

Cani che corrono – le mani si sfiorano nel buio dei viali di notte – gli spari nei boschi – lo sguardo nel mezzo della festa – cavalli lanciati al galoppo – gli occhi del cervo. Per un istante, per un solo istante, prima di sparire di nuovo.
Silenzio.

In fondo anche la volata è una caccia, una torbida corsa al posto migliore, la religiosa calma prima dell’attacco, come se si potesse chiudere gli occhi e sparare, sapere di andare a colpo sicuro dopo cinque dannate ore a preparare tutto come un pazzo maniaco. Ma i cervi sono creature incorporee quasi, le loro corna sono l’albero che unisce la terra al cielo, un messaggero tra due mondi. Per un attimo puoi guardarlo diritto negli occhi poi ti frega, resta il fascio di luce in una radura deserta, come se magicamente potesse scomparire e riapparire altrove. Non qui, al di là. Impalpabile a volte la vittoria, così vicina prima dello sprint, a guardarla nel mirino, diritto negli occhi, lanciato nella prospettiva del viale immenso, fino al cancello chiuso, fino a Stupinigi bianca e solenne e bellissima nella sua sfera del tempo. Così lontana adesso che ha smesso di piovere e l’ultimo sole si riflette nelle pozzanghere tagliate dalle ruote delle bici verso i bus. La gente corre. Non io, non oggi.
L’incanto è una cosa seria, spezzarlo è un peccato.

gran piemonte stupinigi sonny colbrelli

Caccia alla meraviglia, un attimo prima che scompaia. Un secondo oppure un’ora dedicato a qualcosa che veramente ci lasci a bocca aperta, senza guardare il telefono, senza pensare al lavoro, al tempo che ci chiede di essere il cento per cento. La parte migliore di questa vita non ha niente a che fare con l’efficienza.
Adesso è facile immaginare i cani che corrono, nella radura il cervo è sparito.
Silenzio.
Chiudi gli occhi, buio.

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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