All the small things
True care truth brings
Blink 182

Quest’anno vi risparmio il mega romanzo finale. Evviva direte. Niente positive vibes, non me la sento proprio e non ci crede nessuno. Non sarebbe neanche normale, perché la vita vera è fatta di alti e bassi. Non siamo automi. Niente grandi progetti, previsioni super fantastiche. Il duemilaesedici è stato un anno complicato e intenso allo stesso tempo.
Non so cosa ho imparato, forse lo capirò più avanti e rivaluterò tutto.
Quello che so per certo è che il mio nucleo resta, non so dove, ma c’è. Come sempre mi mancano le corse, ho voglia di tornare sulla strada perché il ciclismo non mi ha mai fatta sentire inadatta o a disagio, non mi ha mai chiuso fuori. Mi ha sempre tenuto un posticino vicino a lui, con la cura che di solito ha chi ti vuole bene.
Ci sono cose che sono state compagne perenni dei miei viaggi di questa stagione. Mi sembrava giusto riconoscergli un merito. Per avermi sopportato in qualsiasi condizione.
Grazie a tutti.


VANS BLU E GIALLE

Le ho trovate a gennaio dell’anno scorso in uno di quei cestoni per roba in saldo. Erano l’ultimo numero, il mio. Non so perché ma da allora mi hanno seguito praticamente ovunque. Hanno lasciato l’impronta a rombi della loro suola sulla spiaggia di Laigueglia in un giorno in cui il vento gelido faceva spumeggiare le onde e si sono prese la terra di tutte le cunette dove mi arrampicavo per vedere un passaggio.
E hanno visto le camere degli hotel in cui mi sono rifugiata, dove camminavo a piedi scalzi sulla moquette e rimanevo sveglia fino a tardi, con gli occhi come palle da tennis, per scrivere.
Quando passi tutta la stagione a inseguire corse di ciclismo non ci pensi a quanti chilometri fai. Di solito capisco che sono infiniti quando le suole si distruggono in tempo zero. Per ora le Vans blu e gialle resistono alle angherie degli asfalti d’Italia – e d’Europa – ma a guardarle così, quasi fossero a riposo insieme a tutte le altre, mi viene da pensare che resistono proprio perché quest’anno si sono divertite troppo. Mi pare di sentirlo: hanno voglia di ricominciare.

♥ “CULTURA GENERALE” dei MINISTRI & “L’EQUILIBRISTA” degli Shiver

I chilometri percorsi in macchina sono praticamente impossibili da contare. E a parte il mio sottobosco di rock e Virgin Radio – dove prendeva – i cd che sono rimasti in loop nel lettore sono fondamentalmente due.
Uno è Cultura Generale dei Ministri al quale sono affezionata in modo particolare, anche materialmente parlando. All’interno c’è una dedica del Fede Dragogna che dice: “A Miriam, dorata come un gianduiotto
Sì, avevo un giubbino un po’ vistoso quella sera. Ed era pure la sera dopo la Tre Valli, in centro a Varese. Coincidenze? Non credo.
Ma a parte questo e tutti i ricordi che quella custodia si porta dietro, io di loro amo tutto. E le canzoni di questo cd mi hanno fatto compagnia praticamente sempre. Le serate in cui non volevo tornare a casa, le mattine in cui mi dispiaceva partire. Tutta quella strada masticata bene, masticata male.

Periodi della mia vita senza una trama precisa
Tempi brillanti in salita, l’ansia della discesa.
“Io sono fatto di neve”, Cultura Generale

Gli Shiver invece li ho scoperti per caso. Hanno dedicato una canzone a Cavallo Pazzo – bellissima-, il suo grido è il mio motto e poi così, una cosa tira l’altra. Ho cominciato ad ascoltarli, hanno un talento pazzesco, per la musica e per i testi. “L’equilibrista” è il loro primo cd e io l’ho mangiato e rimangiato talmente tanto che ne avrei bisogno altri cinque per il prossimo anno.

Siglerò col silenzio il mio patto d’amore per la libertà
“Errore”, L’Equilibrista

Li ho alternati per mesi. Esistono poche cose che non mi stancano mai e sono quelle che non si fermano alla superficie, quelle in cui puoi continuare a scavare in eterno e puoi star sicuro che troverai sempre qualcosa di interessante, di speciale.
Vale per la musica, vale per la scrittura. Vale per le persone.

♥ MOLESKINE

Ci sono cose che è meglio ammettere: non sono nata per fare la giornalista. Fare interviste mi mette lievemente a disagio. Che sia chiaro, adoro incontrare ciclisti nuovi di cui magari so poco o niente. Poi ci si riconosce alle partenze, persino agli arrivi, ci si saluta. Di corsa in corsa. Nel ciclismo basta così poco, per questo mi piace.
Il problema è che quando mi appunto le domande le trovo sempre stupide, di sicuro non ho il talento dei quesiti brillanti. Preferisco ascoltare, quello sì.
Ma a parte questo, il Moleskine mi ha seguito per tutta la stagione perché odio i registratori, di qualunque tipo. Ho ancora quella fissa di prendere appunti come a scuola, di star dietro al discorso come una sbobinatrice, senza pause. E’ il solito esercizio che faccio anche quando scrivo, per star dietro ai pensieri che non è una cosa facile.
E così quelle paginette sono un insieme di parole, frasi sbocconcellate dai discorsi, frecce, citazioni cerchiate e scritte in stampatello, un quarto in inglese, metà in italiano e un altro quarto in lingua mista, cioè quello che riuscivo ad afferrare.
Esistono fiumi, specie quelli di inchiostro, difficili da arginare.

♥ SMALTO ROSSO

Mio nonno diceva “Cinc ghei de pu ma russ
Che per chi non mastica il dialetto brianzolo sarebbe “Cinque lire di più ma rossi”.
Non è che sia il mio colore preferito ma di sicuro faccio sempre un po’ fatica a mettermi uno smalto diverso da quello. Riguardando la boccettina che ho sempre tenuto in valigia, dispersa nel beauty in caso di emergenza, ripenso alle mie migrazioni in treno verso est e alle facce indispettite di chi mi guardava dipingere le unghie mentre stava mangiando un panino al prosciutto.
D’altronde, non andrei mai ad un appuntamento importante senza il mio smalto rosso. E una corsa lo è sempre.

♥ CELLULARE

Ci sono state notti in cui l’ho spento per pietà. E’ stato decisamente il compagno più tosto e zelante di quest’anno. Ha resistito a qualunque pressione, lavorando dalle cinque di mattina fino a mezzanotte passata. Le foto, i video, le cose appuntate al volo nel delirio di un arrivo; tutte quelle cadute, le imprecazioni e il sollievo di sapere che fosse tutto intero. Le volte in cui l’ho cercato per ore nelle borse e negli zaini, le sere in cui ho puntato dieci sveglie, i pomeriggi di ritorno dalle corse a suonare in continuazione. E tutte le trecentosessantacinque notti in cui è rimasto sul mio comodino, a casa o negli hotel o negli strani b&b beccati a caso su Booking, e al diavolo quelli che dicono che non fa bene, che bisogna lasciarlo in un’altra stanza. La vita è una, nei limiti del possibile decidiamo noi cosa tenerci vicino.
Grazie mio braccio destro, abbiamo ancora molto da fare insieme.

♥ NIKON

Il fatto che sia stata battezzata durante il Giro di Lombardia 2012 vinto da Purito Rodriguez sotto una pioggia torrenziale dovrebbe già dire tutto su di lei. Il suo primo approccio a questa vita è cominciato con un’attesa infinita sotto ad un ombrello rotto in tre punti e dieci minuti di acqua mentre io, in spalla ad un amico, cercavo di fotografare il podio. Ecco come ha capito che cosa l’aspettava in futuro.
Non so se dipenda da questo il fatto che, tra tutte le escursioni termiche e le spinte contro le transenne, non si sia mai – e dico mai – bloccata in vita sua. Di sicuro, anche quest’anno è stata una compagna al limite del sacrificio. E forse le dovrei chiedere scusa per tutte le volte in cui ho cambiato gli obiettivi al volo, tra un passaggio e l’altro e per quel mio vizio di non riuscire a tenerla al collo come dovrei. Ma questo nostro legame è scombinato come quelli più veri, ogni istante che ho potuto scattare, senza arte né parte, in questo duemilaesedici mi è testimone.
Amen.

Say it ain’t so, I will not go
Turn the lights off, carry me home
Keep your head still, I’ll be your thrill
The night will go on.

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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