Siena è semideserta in questa mattina dove il vento fa volare tutto: le nuvole e le scatole di cartone vuote fuori dalle porte chiuse. A volte il vento porta pioggia, a volte se la porta via. Non so cos’ha di speciale questa città, sicuramente, come per le cose e le persone speciali, è difficile dirlo. Una signora chiusa nel piumino fino al collo lascia trotterellare il suo cane rasente il muro. Tra una casa e l’altra, ogni tanto, si apre un piccolo cortile, un vicolo, uno scorcio.

Strade Bianche 2016La Strade Bianche fa un po’ paura a tutti, oggi. I suoi sterrati, con la pioggia, potrebbero diventare lingue di fango lunghe chilometri. La polvere che ti entra nei polmoni, che ti si impasta in faccia insieme al sudore potrebbe trasformarsi in una terra densa e scura come quella che risputano i sassi del Nord durante gli acquazzoni.

Forse del Nord c’è anche l’aria che rende il cielo bianco, fa scappare qualche goccia di pioggia sul dorso dei pullman parcheggiati fuori dalla fortezza. Balene tranquille che custodiscono i ciclisti nella loro pancia calda, a guardare fuori la gente che si accalca attorno a loro. Crocchi di tifosi che aspettano e poi rincorrono, chiedono foto, autografi. C’è sempre quell’aria fredda che piega le punte dei cipressi, ci sono i soliti sguardi che sembrano persi chissà dove. Pensano alla strada, di sicuro. Sai che ti aspetta, non sai mai cosa ti regalerà davvero.
Strade Bianche 2016

Non riesco a capire la confusione di questa partenza, dei ciclisti che zigzagano tra le ammiraglie, la gente che sguscia tra di loro, i cani spaesati in mezzo a tutte quelle gambe e quelle ruote e che nessun padrone ha pensato di prendere in braccio. Loro partono, i tifosi sciamano, le bandiere sventolano sotto la pioggia che comincia a scendere. Sottile, senza troppa convinzione. Smette subito, esce uno strano sole fantasma che sparisce dietro i nuvoloni.  Avevo lasciato Siena con il cielo azzurro, di un azzurro senza dubbi. La ritrovo più grigia ma con lo stesso vento. Che spazza tutto, che spezza il respiro. Ricomincia a piovere, smette e poi di nuovo quella luce strana che sa di sole.
Strade Bianche 2016Piazza del Campo sventola le sue bandierine: sono dello stesso colore della Torre del Mangia, il colore di questa città, delle sue mura, delle case antiche tutte vicine, dei cortili nascosti dietro i cancelli in ferro battuto semiaperti.
Quando Gianluca Brambilla esce dal suo gruppetto, quello con il quale ha condiviso la fuga di giornata, si alza un boato. Qualcuno l’aveva detto, qualcun altro, nemico dei finali scontati, ci crede da sempre: “Dovrebbe uscire un outsider
Guardo Gianluca piegato sulla bicicletta. Chissà se ci crede davvero. Nessuno l’aveva pronosticato. Questi sono corridori che devono lavorare per il capitano, ragazzi da far soffrire sulla strada per la vittoria comune. Eppure adesso è lì.

Letteralmente, outsider vuol dire stare ai margini. Nello sport ha un significato semplice e complesso: è l’atleta che consegue grandi risultati senza essere nei favoriti. D’istinto penso a Filippo Ganna che ha vinto l’Oro su pista nell’inseguimento individuale e adesso fanno tutti a gara a chi lo conosce, a chi l’ha sempre avuto come amico, a chi l’aveva sempre saputo.
Non c’è niente da fare, alle persone piacciono solo i vincitori.  Alla fine, solo loro contano. Importa solo la linea bianca. D’altronde il ciclismo è davvero come la vita: salire sopra il carro del vincitore è un’abitudine consolidata, quasi una tradizione. La strada a volte tradisce, è vero. Ma forse è il tradimento che capisci di più, che perdoni ogni volta. Imperdonabili sono i crocchi che si svuotano perché non sei sulla cresta dell’onda. Così, l’amore falso si distingue crudelmente da quello vero.

Forse è per questo che quando lo speaker dice che Gianluca Brambilla sta entrando a Piazza del Campo da solo, sento addosso tutta la potenza di questo arrivo, di questa gente aggrappata alle transenne che qui fa ancora più impressione, colpisce dritto al cuore, te lo spacca a metà. Ti innamori di qualcuno in tanti modi. Ti innamori del ciclismo anche così. Te ne re-innamori ogni volta. Lo so bene che cosa vuol dire essere un outsider, non essere nei pronostici o nei piani della gente, persino di qualcuno a cui vuoi bene. So che cosa si prova quando nessuno scommetterebbe su di te. E adesso che questa piazza è viva e respira grazie agli ultimi mille metri di un ragazzo che sta stringendo i denti per un sogno, sento che questa forse è la volta buona. Al diavolo gli Albi d’Oro, i bis, i tris, le aspettative, i campioni eccelsi, i premi alla carriera. Al diavolo tutto. Solo un ragazzo con un sogno improvviso e meritato. Solo qualcuno che il mondo avrebbe guardato con occhi diversi dopo aver sparpagliato le carte della certezza.
Invece no.
Questo vento asciuga le lacrime, il sudore, porta via tutto come ha portato via la pioggia. Cancellara e Stybar lo passano in un secondo. E’ abbastanza per capire che è finito tutto.
La vita è ancora così, bastarda come me la ricordavo.
Non c’è storia. Cancellara corona la sua terza vittoria e sembra davvero un premio alla carriera. La gente quasi si dimentica di tutto il resto. La linea bianca ha anche questo potere: il primo che la tocca annulla gli altri. Un po’ come certi giochi che fanno i bambini.
E adesso tutti a dire che l’avevano detto. Tranne qualcuno che dietro le transenne grida a Gianluca Brambilla che è stato bravo, lo dice con quel tono affettuoso di chi ci credeva. Lui passa, loro gli dicono che ci hanno creduto fino alla fine. Forse è questo che conta. Forse basta tenersi stretta la gente che ti ama sempre, con la tempesta e con il sole. Li riconosci anche quando vinci, sono quelli che sorridono e stanno in disparte perché sanno che non è la felicità ad aver bisogno di sostegno, sta in piedi da sola, anche troppo. Li riconosci quando perdi, anche per poco, perché sono quelli che rimangono.
Strade Bianche 2016Comincia a piovere forte, d’improvviso. Siena torna alla sua normalità, ai turisti che passeggiano mano nella mano per le strade, affamati di piccoli scorci caratteristici. Dalle colline sale una nebbiolina leggera che avvolge i cipressi, li fa sembrare soldati immobili su una fortezza lontana e inesistente.
C’è chi pensa che i vincitori siano quelli che arrivano primi ma le vittorie hanno mille altri volti e basta così poco per vederli.
Outsider vuol dire che nessuno conta su di te ma tu sai che puoi fidarti solo di te stesso, così si acquista una forza inimmaginabile. E non importa se nessuno ti chiama campione.
Le cose speciali, come le persone, non hanno bisogno di etichette per essere amate.
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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

One thought on “Outsiders

  1. Bellissimo Miriam……ho sperato anch’io fino all’ultimo che ce la facesse ……ma ha corso per il suo capitano……come dici tu la vita, anche in certi sport è così . Ma Brambilla rimane un ottimo terzo e soprattutto rimane nel mio cuore di ciclista. Grazie Miriam sei veramente forte.

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