E’ una vita che cerco di scrivere come scrive la memoria. Fissa un istante con un gesto, una pennellata di un ricordo che resta lì, proprio dove lei l’ha lasciata. A lungo. A volte così a lungo che diventa per sempre.

Non ce la faccio mai. E se ora provo a scrivere di oggi sul retro della cartina della cronometro a squadre, esce una sirena, una curva dove da una parte c’è il lago e dall’altra la roccia. Una bocca nera spalancata, di una galleria. E caschi rossi e neri.

Daniel Oss ha quel casco rosso e nero da crono sui riccioli come se fosse uno dei suoi berretti, una posizione perfetta sulla TT machine, la bicicletta per il vento e i calzini bianchi quando tutti ce li hanno neri. Nero il tunnel dal quale esce verso il sole del suo lagomare. Nero come la sfortuna di quei giorni d’inferno quando gli altri pedalavano sul pavè e lui era a casa con il ginocchio che imprecava per il dolore di una tendinite cattiva. Cattivo è Daniel in corsa e cattiva la sua stagione che l’ha costretto a cambiare rotta. A Torbole ci masticano con queste cose: gente che il vento ce l’ha nel sangue e con il vento ci è cresciuta. Il Peler e l’Ora cambiano verso al tempo due volte al giorno. Eppure cambiare rotta quando il cuore è fatto di pavè impolverato di vecchio carbone non è semplice.
Primavera senza pietre, bussola puntata verso casa. Il Giro del Trentino. La sua terra, la sua gente. Che poi sul Garda c’è gente speciale è un’altra di quelle cose che non si spiega. Quassù senti subito il bene.

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Passa, Daniel, da quella curva tra roccia e lago. Passa su se stesso che ha gambe dure come la montagna e l’anima ribelle come il lago. Passa su tutte le delusioni che non ha confessato. Si vince tutto così, sulla strada, con le braccia sulle appendici, tentando di non farsi sopraffare dalla velocità. Così si vince. La gente di casa, una battuta, gli amici con i quali hai condiviso una birra e i pensieri.

Cosa è stato? Un attimo. In cronometro anche un secondo è prezioso. Dietro quel tempo scivolato via lungo la schiena di Daniel c’è tutto quello che le corse non dicono. Credere, rialzarsi, ricominciare. Far fatica. E credere ancora. Ai muscoli, alla testa. Il tunnel, una curva, il lago, la roccia. Niente è come una vittoria per dare il coraggio di masticare ancora strada. Niente è come questa cosa qui: un abbraccio sulle strade di casa. Niente valigia questa volta dove portare i sogni. Erano tutti lì: è bastato pedalare più forte cambiare rotta e non scendere dal palco dello show.

 

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

2 replies on “This is… Daniel… Rock… Show!

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