All the commotion
The kiddie like plain
Has people talking
Talking

E’ iniziata così la terza tappa del Giro d’Italia. Nell’aria della Danimarca si sono alzate queste parole. Sex On Fire. Era la canzone preferita di Wouter Weylandt. E il popolo del ciclismo, ancora una volta, ha dimostrato di essere un solo cuore, una sola famiglia. Sì, perché, nel ciclismo, non si paga il biglietto, come allo stadio, ma i tifosi hanno rispetto dei corridori e delle strade come se avessero dato l’intero stipendio per esserci. E lì, sulla strada, un anno fa, nel vento di maggio, Wouter se ne è andato. Eppure, da quel momento, è come se fosse rimasto sempre con noi. Dai balconi, sugli striscioni, sull’asfalto: il numero 108, le iniziali del suo nome sono sempre state lì, come angeli custodi di tutti i ragazzi che stanno più sulla bicicletta che in piedi.

All the commotion. Tutta la commozione, come dice la canzone. Tutta la commozione dei ricordi era sui volti dei compagni di Wouter e dell’amico Tyler, schierati come un anno fa, durante la tappa di Livorno, assieme, davanti a tutti. Senza caschetto, a testa bassa, quella folla di ciclisti pronti al via sembrava vivere di un unico palpito.

Poi i tacchetti hanno fatto clac clac, le ruote hanno sfilato ad una ad una, davanti al pubblico di Horsens. E’ cominciata la gara: il percorso era nervoso, tutti sapevano che l’arrivo in volata poteva essere pericoloso e tanti, forse, da casa, si aspettavano che, in questa tappa così speciale, che riapre un po’ il cassetto dei ricordi dolorosi, arrivasse, per primo, sul traguardo Tyler Farrar. Un po’ tutti avrebbero voluto questa vittoria, come se fosse una specie di lieto fine rabberciato, un occhiolino di Wouter da lassù. Tyler è salito sul podio ma sul terzo gradino: su quello più alto c’era Matthew Goss che porta la maglia di una squadra australiana. Per un attimo abbiamo avuto paura, per un momento abbiamo temuto per quella caduta di Cavendish, negli ultimi tratti del rettilineo d’arrivo. Vedere i corridori a terra, le ruote volare, le tute strappate, ha fatto temere per qualcosa di grave. Perché quando si va a più di cinquanta all’ora e si cade, ci si può fare davvero male. Ma questa era la tappa per Wouter e l’occhiolino l’ha voluto fare a tutti: i ciclisti, ammaccati e doloranti, si sono rialzati. Gli amici sono amici sempre, anche quando non ci sono più. E lo sappiamo che, nel gruppo, oltre le rivalità, le scaramucce, c’è un senso di unità che, molte volte, va al di là dell’essere colleghi. Wouter Weylantd era lì anche oggi, nel gruppo. Tra i sorrisi c’era anche il suo. E’ stato amico, anche per chi lo aveva incontrato poche volte o ci aveva scambiato poche parole.

La commozione. E’ una parola e, molte volte, le parole sono troppo piccole per descrivere un’ emozione. E’ giusto lasciarlo fare alla musica, come hanno pensato gli organizzatori del Giro di Italia. E, con la musica, forse, non sfoggeremo parole banali, non cadremo nel patetico. Con la musica, forse, potremo commuoverci in silenzio.

Oh, we’re still the greatest
The greatest
The greatest

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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