Ieri, sabato 18 febbraio, è stato un giorno d’oro, da incorniciare per la squadra verde e blu. Due vittorie in due parti del mondo, l’ennesima conferma che il Team è pronto a fare faville e a rendere questa stagione indimenticabile.

Tra le montagne aride dell’Oman, sulla vetta della Green Mountain, il traguardo viene passato, per primo, da Vincenzo Nibali. E’ così diverso questo scenario da quello che abbiamo visto e vissuto in cima al Ghisallo quando, vedendo Vincenzo staccare gli avversari e prepararsi alla discesa, ci eravamo convinti, con emozione, che il Giro di Lombardia fosse nelle sue mani. Sono diverse le voci, i suoni, l’aria. Sono diverse le sensazioni.

Le delusioni, le amarezze, le fregature, non ci sono più. Vincenzo ha la sua vittoria e il ricordo del Lombardia perduto è lontano, lontane le lacrime, lontana la sensazione di impotenza verso i sacrifici fatti e non ripagati. Non molla la bicicletta, Vincenzo, sul traguardo, alza un braccio al cielo ma la mano è ancora sul manubrio, lo tiene stretto, come un tesoro. E non alza la testa, non urla, non esulta in modo plateale. C’è una gioia contenuta che è commovente, una felicità che, umilmente, dice: “Eccomi, finalmente. Ho dimostrato che sono ancora qua”.

Dopo un anno senza vittorie, Nibali conquista la quinta tappa, quella più dura di questo Tour dell’Oman e lascia, alle sue spalle, Veliz e Casar, precedendoli, rispettivamente di 10’’ e 25’’.

Non passano che poche ore quando, lontano dalle montagne del sultanato asiatico, per le strade della nostra Liguria, in un pomeriggio di sole che fa luccicare il mare in lontananza, a pochi chilometri dal traguardo, scatta un ragazzo in verde e blu. E’ Moreno Moser: giovanissimo, classe 1990, appena passato professionista e nipote del campione Francesco Moser.

Le gambe e il coraggio di Moreno sbalordiscono. Mentre tutti tentano un allungo, esce dal gruppo e, subito, macina metri di vantaggio. Dietro sono scombussolati da questo secondo scatto improvviso e lui non smette di pedalare. Forse non ci crede nessuno, forse non siamo più abituati a queste azioni spettacolari. Ci sembra strano vedere un ragazzo da solo, verso un arrivo che si prevedeva, oramai, in volata di gruppo. Invece, tenendo tutti con il fiato sospeso, Moser va diritto fino al traguardo, lo taglia da solo. Esulta e commuove, si prende la sua prima vittoria tra i grandi di oggi, in una maniera antica. Niente calcoli, solo gambe e coraggio, come dirà anche lui, poco dopo, intervistato dalla stampa.

Due vittorie diverse ma con gli stessi colori, con lo stesso talento e con lo stesso pensiero per i compagni. Perché quando un corridore taglia il traguardo, la squadra gioisce insieme con lui, respira il suo stesso profumo di successo.

Allora grazie, Liquigas: il ciclismo ha bisogno di ragazzi come voi. E noi… Beh, noi abbiamo tanta voglia di sognare.

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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