Uno scoiattolo nero a bordo strada saltella via verso la valle che scende a picco verso la gola selvaggia. Le nude rocce vegliano la strada che sale a curve tra i pini e l’acqua di una piccola diga color turchese. Non c’è una nuvola. La neve sul Gran Sasso è a tratti di un bianco abbacinante, a tratti argentea o azzurrina, come se si potesse respirare da qui la gelida purezza di lassù. Lontano da tutto, dentro nel tutto.
In Abruzzo ci sono stata solo due volte ma ho sempre avuto la stessa sensazione, come di quando una nonna ti apre la porta, ti dice che sei bella – anche se un po’ magra – e che ha preparato il pranzo solo per te. Infatti alla curva dei meno tre chilometri all’arrivo ci sono Paola e Marco che hanno riempito il baule della macchina di focacce, panzerotti, biscotti, dolcetti e – udite udite – persino le zeppoline fritte che io inseguo ogni giorno nei panifici di tutta Italia. Sento il sapore della ciliegina e della crema che si mischiano in bocca e mi viene quasi da piangere quando guardo i miei amici che si sono conosciuti tramite una diretta in Piazza del Campo e ora siamo qui tutti e tre insieme per la prima volta. Non possiamo abbracciarci ma l’amicizia va oltre a questo, oltre anche alle parole che si dicono. La strada lo sa, unisce le cose in una maniera così imprevedibile che a volte non ci credi che esista un destino. Invece c’è e noi forse siamo solo degli stupidi ciechi.

I pini allungano le loro ombre sulle lingue di neve che ancora resistono al sole di un marzo di nuovo così strano. Fa un caldo allucinante però mi metto lo stesso il giubbino da sci perché mi sono vestita come una completa idiota. Dalla valle non sale nessun boato, niente di niente, il silenzio è rotto solo dalle moto. Gli attaccanti sono soli ancora, di nuovo soli in questo mondo dove non basta alzarsi sui pedali per dimostrare che sei forte, per dimostrare che non possono ferirti ancora. Il ciclismo lo sa che c’è un modo per riprenderci noi stessi anche quando pensiamo che non si possa più tornare indietro. La strada rimescola le sue carte, sento il respiro delle cose perdute, ancora ad un soffio da me.
Forse fa male ammettere che il nostro perché è sempre stato qui.

Le stelle brillano nel cielo sopra il mare mentre esco dall’hotel per cercare un bancomat. Ripenso a una canzone che ho ascoltato prima in macchina e a un sacco di altre cose che mi confondono la testa.

If we come back and we’re broken
Unworthy and ashamed
Give us something to believe in

La distanza ha fatto di tutto ma non abbastanza. Certe cose non possono essere divise né in questa vita, né nell’altra.

Cos even when there is no star in sight
You’ll always be my only guiding light

Posted by:Miriam

Nata in Brianza, nella calda notte del 30 luglio 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

Una risposta a "Guiding Light"

  1. Come sempre riesci a descrivere sensazioni ed emozioni che hanno la capacità di catapultarti all’interno di ciò che così accuratamente descrivi.
    Grazie per portarmi con te!

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