I cipressi sulle colline si allungano nell’ultimo sole apparso all’improvviso dopo la pioggia. Nel cielo azzurro montano nuvole bianche come la panna montata. Che forse una mezza imprecazione ai ciclisti che hanno dovuto affrontare la cronometro sotto l’acqua, gli sfuggirà. Magari anche più di una.
Il Chianti ha il fascino di tutti i luoghi in collina dove i paesi sono circondati da mari di vigne, dove  di questa stagione i papaveri rosso sangue crescono tra le erbe alte addossati ai muretti. Adesso che è uscito di nuovo il sole si sente ancora l’odore di liquirizia, di melissa, di menta. Chiazze di ginestre, casolari tra il rumore e il silenzio.
Come la cronometro.
Vuoto e rumore.

#GiornidiGiro | ChiantiUn signore con un basco grigio calato sui capelli bianchi e la faccia cotta dal sole resta a guardare una curva deserta. Un cartello dice che la stradina in salita dietro di lui porta a un agriturismo dove producono olio e vino. In silenzio guarda sfilare i ciclisti, uno per uno, ogni minuto. C’è il rumore della ruota lenticolare che gratta sull’asfalto, l’aria che porta e riporta le nuvole. Comincia a piovere d’improvviso, grosse gocce una dopo l’altra. Il signore se ne va e torna dopo cinque minuti con una sedia e un ombrello. Apre l’ombrello, si siede e torna a guardare. Anche questo è uno dei principi cardine del ciclismo. L’incanto di restare a guardare e basta: i corridori, le biciclette. Che sia una crono, che sia qualsiasi cosa. Il culto del passaggio.
#GiornidiGiro | Chianti
Le nuvole vanno, le nuvole tornano. Poi si portano via l’azzurro e il sole. C’è l’acquazzone. Gli ultimi a partire. C’è il rumore della gente, della pioggia che insiste sugli ombrelli lucidi. C’è il vuoto della pedana, il cronometro che fa il conto alla rovescia. Meno dieci e nessuno parla. Nessuno. Quei dieci secondi, sembrano dieci battiti di un cuore in una stanza deserta. E poi via. Zero. Di nuovo il tempo che scorre nel solito modo. Nessuno fa più caso ai secondi fino a che ne arrivano altri dieci, come i grani di un rosario. D’altronde il ciclismo ha i suoi culti. Piccole cose di una religione popolare e, per questo, ancora più forti. Non la strappi la gente dal suo ciclismo.
Una borraccia rotola al di là di una transenna. Un bambino che avrà sui sei o sette anni cerca di riprenderla. E’ finita in una piccola pozzanghera all’angolo del marciapiede. Un uomo dell’organizzazione la raccoglie, gliela ridà. E lui la asciuga per bene con le mani e poi la bacia. La infila sotto il suo kway arancione e la tiene stretta alla pancia come un tesoro. La borraccia. Che in fin dei conti è un pezzo di plastica. Ma come sempre, siamo noi a dare valore alle cose. Piccole cose che acquistano un valore immenso.
Reliquie dei nostri ricordi.

#GiornidiGiro | Chianti I cipressi adesso sono macchie scure nel tramonto e i casolari si preparano alla sera che forse sarà di nuovo ventosa, con la luna ma senza stelle. Non la strappi la gente al suo ciclismo. Nessuno conosce il significato profondo di questo incantesimo ed è questo che lo rende invincibile. Nessuno crede che le cose più semplici conquistino il cuore. Eppure succede di continuo.
Se non lo sai spiegare del tutto, allora è amore.

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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