Quello dei massaggi è forse uno dei momenti più intimi nella vita sportiva di un ciclista. Sono le ore passate lontano dal fragore e dalla tensione della corsa. Tutto il resto fuori, o quasi. Dentro resta il profumo dell’olio, le mani tra nervo e nervo per sciogliere le cose andate male, la fatica, la stanchezza, qualche sorriso oppure gli occhi chiusi. Il lettino ha il potere di srotolare la strada percorsa verso un limbo bianco.
Auxiliadora Morales massaggia i corridori del team BMC e io credo che non esista un punto di vista più autentico di chi resta a contatto con i ragazzi in questo modo. Per questo ho chiesto a lei di parlarmi dei golden boys – per la seconda volta – di Richmond 2015. E della formula vincente di questa squadra.


DSC_0101Fuori piove.
Con Auxiliadora ci siamo sempre parlate in inglese su Facebook. Lei sta imparando un po’ di italiano e io con lo spagnolo sono negata. Ma sono due lingue che si assomigliano e, quando ci vediamo per la prima volta nella hall dell’hotel, cominciamo a parlare nella nostra lingua madre perché una capisce l’altra come sempre spesso succede tra radici mediterranee. Ci sediamo su uno dei divanetti della sala ma prima lei si ferma a salutare Alessandro De Marchi e i suoi genitori che sono seduti a un tavolino. Sorridono, si scambiano gentilezze sincere.
Con Ale abbiamo proprio un bel rapporto” mi spiega. “Ci parlo molto, io vorrei sforzarmi di imparare un po’ di italiano ma è impossibile perché lui parla spagnolo meglio di me!
Ridiamo.
Le chiedo di raccontarmi da vicino il dream team di Richmond. Per la seconda volta consecutiva i ragazzi BMC hanno vinto la cronometro a squadre mondiale, una Medaglia d’Oro che vale doppio, non solo per il bis, ma anche per la non facile riconferma. Hanno affrontato la gara da favoriti e tutti si aspettavano il massimo da loro. Non deludere le aspettative, ecco questa è una delle parti più difficili. Della gente ma ancora di più di loro stessi.
Logicamente la cronometro a squadre è una disciplina che si basa sull’unità” dice Auxiliadora. “Manuel (Quinziato) e Daniel (Oss) per me sono il perno su cui ruota l’unità e la forza del gruppo. Loro due vanno molto d’accordo e questo feeling particolare lo trasmettono a tutti. La loro serenità è contagiosa e io credo siano fondamentali per tenere insieme i ragazzi. Sono un po’ l’ago della bilancia.”
Lei si ferma, pensa un po’ e poi ricomincia:
Rohan (Dennis) invece…Ah, Rohan è un toro!
Io rido e anche lei.
Davvero, sai? Lui è pura forza, pura passione. Quando corre, quando parla. Sempre. Ha la testa dura ma è un corridore davvero speciale. Quando sale in bicicletta pensa solo ai chilometri che deve percorrere. Per esempio, in crono, Daniel e Manuel parlano, mentre lui…” per un attimo mette le mani  sulle tempie, come a dire che ha i paraocchi ed è concentrato solamente sulla corsa.
Silvan (Dillier) è un ragazzo che da il cento per cento sempre. Lui sa che in crono si va a morire” e sorride. “Ha un fisico incredibile e allo stesso tempo una incredibile capacità di soffrire. Tutti si fidano di lui perché è una garanzia, sanno che in qualsiasi situazione darà sempre il massimo, fino in fondo. Mentre Stefan (Küng)…Lui è il talento, lo capisci appena lo vedi. E’ un crono man puro, ha una gamba molto potente, gli viene tutto facile. Ha un corpo…Madre mia! E’ un privilegiato.”
Mi piace come parla Auxiliadora. E’ spontanea, è vera e ha un modo di esprimersi così passionale che non fa fatica a creare attorno ai ragazzi un piccolo quadro incisivo e profondo, sui loro caratteri, sulle loro doti.
Dunque, vediamo” dice. “Chi manca? Ah, Taylor (Phinney)! Ha una classe incredibile e mi ha sorpreso moltissimo. Lui è consapevole di essere un corridore che proviene da una cultura ciclistica differente. Quasi tutti i ciclisti americani sanno che, quando vengono a correre in Europa che è la culla di questo sport, devono un po’ ripulire lo stile e devono affrontare molte difficoltà. Per loro è una crescita continua: là si corre su strade larghe, sempre diritte, il ritmo è quello dei passisti più tosti. Mentre qui c’è il Belgio con le sue stradine strette, i muri con il pavè dove devi stare davanti e tutti gli altri hanno la tua stessa idea. E’ completamente diverso.
D’improvviso si avvicina un signore che era seduto accanto a noi. Si scusa. All’inizio penso che voglia dirci di abbassare la voce, invece si rivolge ad Auxiliadora. L’ha sentita parlare spagnolo e dice che il suono di quella lingua gli mette allegria. E’ il suono della sua terra.  Chiacchierano per qualche minuto, lui le spiega dove è nato. Cose tra conterranei. Poi si scusa di nuovo, torna a sedersi al suo tavolo. Auxiliadora sorride, alza le spalle: “Spagnoli in giro per il mondo! Questa è una cosa che mi piace del mio lavoro. Certo, sei praticamente sempre lontano da casa, non è semplice. Ma viaggiare ti porta sempre nuove esperienze, conosci persone dalle quali imparare per crescere, sia professionalmente che umanamente. Il mondo del ciclismo è prevalentemente maschile si sa ma questo non è mai stato un ostacolo per me. Anzi, io credo che, quando le donne lavorano con convinzione e passione, possono offrire una visione differente e più sensibile.
I massaggi sono un momento intenso. Tutto si concentra e si scioglie lì. La rabbia, la delusione, qualche rimpianto, la stanchezza. Corpo e mente stanno vicini più che mai.
E’ una piccola oasi di tranquillità” spiega lei. “Io sono una persona positiva e cerco sempre di trasmettere energia e positività. Il ritiro di Tejay al Tour è stato un duro colpo per tutti, il morale era veramente a terra. Quel giorno, mentre massaggiavo Amaël (Moinard) l’ho visto davvero molto triste. Di solito con lui parlo di tutto tranne che della corsa. E’ una persona molto stabile, equilibrata. Però in questi momenti non è facile. Bisogna trovare un po’ di forza per trasmettere serenità. D’altronde a questi livelli bisogna affrontare le cose con professionalità: Manuel e Daniel sono molto bravi in questo, hanno una certa esperienza in corsa. Rohan invece ha un carattere molto impulsivo. Quando ha perso la crono l’anno scorso tutti sapevano che dovevano lasciarlo in pace, la rabbia la deve sbollire da solo.
Sorride e racconta:
Le prime volte che lavoravo con loro mi avevano detto che lui la mattina beve rigorosamente la sua tazza di latte con i cereali. Gli avevo chiesto personalmente se volesse il latte di soia. ‘I drink fuck normal milk’, è stata la sua risposta. Lui è così, passionale, anche nella quotidianità. Dentro, sono sicura, è super sensibile ma fuori è un toro. E’ un ragazzo speciale. Silvan, invece, all’inizio era un po’ timido poi una volta preso un po’ di confidenza si scioglie ed è davvero bello chiacchierare con lui. Ah, anche con Samuel (Sanchez) parlo moltissimo, lui è davvero un chiacchierone. Poi parlare la stessa lingua è un vantaggio. Tejay, al contrario, non parla mai. Spesso telefona alla moglie oppure ascolta la musica. Lui è davvero un ciclista incredibile. E’ una lepre. Corre, corre, corre…

Guardo l’orologio. Anche il tempo corre. E’ ora di andare. Domani la sveglia è alle sei per tutti. Auxiliadora mi dice che farà fatica ad addormentarsi. C’è l’adrenalina prima di una corsa importante, questo vale anche per lo staff. Il Lombardia è l’ultima Classica della stagione anche se poi non è mai davvero l’ultima corsa. Lei ha passato il pomeriggio a preparare le ultime cose per Abu Dhabi. Volerà negli Emirati subito dopo per un’altra esperienza nella squadra. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a domani. Sono quasi le undici e la hall si è riempita di gente, sembra una specie di gita, forse c’entra qualcosa l’Expo. Andarci di domenica è il solito suicidio di massa. Raggiungo l’uscita scavalcando valigie e evitando di inciampare in bambini assonnati. Fuori piove ancora più forte, un acquazzone senza sosta che scuote la Brianza, nella notte della vigilia.

Bergamo è lucida di pioggia ma tra il nero del temporale passato e l’aura bianca che avvolge la città alta esce uno squarcio di sole. I pullman sono già lì, parcheggiati tra il flusso di gente che va e che viene. Auxiliadora la trovo mentre armeggia tra biciclette e borsoni. E’ il suo lavoro pre corsa, la saluto velocemente e la osservo mentre riempie i portaborracce, sistema le ultime cose prima del via.
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La raggiungo più tardi al primo rifornimento. E’ carica di sacche e mi dice che questo è un momento davvero elettrizzante.
A Richmond” racconta, “ero con la nazionale spagnola e ti assicuro che sulla salita con il pavé si poteva tagliare la tensione a metà. E’ un bel momento. Quest’anno poi, alla Vuelta, c’è stata una tappa che mi ha riportato indietro nel tempo. Ho sempre amato il ciclismo e mi ricordo che una volta, da bambina, ero andata a vedere una tappa della Vuelta. Ero lungo una salita con mio padre, faceva molto caldo, mi sembra di rivedermi: avevo una bottiglia d’acqua fresca in mano e l’avevo data ad un corridore. L’avevo aspettato, proprio come ora aspetto i ragazzi del team per passargli l’acqua o la sacca del rifornimento. In quell’istante ho pensato a quella piccola me, a come i sogni si possono realizzare. E’ incredibile. Faccio quello che amo e ho sempre amato.
Mi racconta che ha cominciato a fare questo lavoro con la federazione spagnola e con il team BMC  tutto è cominciato con una mail.  Poi l’hanno chiamata per una prova durante un ritiro e il suo battesimo è stato con Thor Hushovd. “Mi sono detta: meglio cominciare dai migliori” dice, sorridendo.
Si alza una leggera aria fredda, scende qualche goccia di pioggia fine, semi invisibile. Tra poco la corsa sarà qui.
DSC_0252Io penso che il vero segreto di questa medaglia d’oro non sia tanto l’unità ma il modo in cui i ragazzi restano uniti” dice. “Sono perfetti insieme, si amalgamano e si compensano. Ognuno regala un pezzo di sé, della sua personalità che è fondamentale per raggiungere l’obiettivo. Silvan ha dato tutto, come sempre, non si è staccato anche se era allo stremo delle forze e gli altri sapevano che potevano contare su di lui. Rohan è stato un capitano ineccepibile e quell’urlo, quel famoso urlo di Daniel dopo il traguardo, è stato un modo per dirgli che ora sì potevano gridare, dopo tutto quello sforzo silenzioso. E’ stato uno sfogo e, allo stesso tempo, un incitamento a sfogarsi. Finalmente. E’ così: tutti i loro caratteri si incastrano magicamente e questa è la vera formula vincente.
Il passaggio, prima i fuggitivi poi il gruppo, i ragazzi rossoneri prendono al volo le borse. Poi lei corre verso l’ammiraglia, l’arrivo è l’ultima tappa di oggi in corsa.
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DSC_0267Esce di nuovo il sole, verso Como sembra quasi estate, fa caldo. Penso alla cronometro a squadre, sei teste che devono essere una, sei caratteri combinati come un cubo di Rubik risolto all’istante, un secondo dopo il via. Dall’altra parte della barricata c’è il tempo, seguire il feeling giusto per affrontarlo insieme non è facile. Cos’è che conta più di tutto? Le gambe, i sogni, la mente, la fatica, l’irrazionale mischiato con il razionale? Oppure sentirsi squadra? Un treno sullo stesso binario, alla stessa velocità durante quei chilometri, a costo di tutto.
Dopo l’arrivo, vedo Auxiliadora accanto ad Alessandro De Marchi che è chinato sulla bicicletta. Ci sono altri corridori che arrivano, altri massaggiatori che aspettano. Una piccola folla in attesa. Lei gli parla in mezzo a quella breve confusione, ogni tanto gli mette una mano sulla spalla. Un lavoro dietro le quinte che ascolta le tensioni prima della corsa e le rabbie del dopo. Il ciclismo resta uno sport individuale e di squadra assieme dove l’equilibrio è la cosa più difficile da trovare.
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Il lago di fianco all’arrivo è azzurro quasi blu come in un pomeriggio estivo. Ma il sole basso che disegna tutte le venature delle foglie gialle nel vento mette su tutte le cose l’odore dell’autunno. Mi porto via questa immagine che è tenera e profonda assieme: la squadra è questo. Chi corre e chi li aspetta ad un arrivo.  Per restare uniti servono sogni potenti, come solo la strada sa darti. Una grande vittoria lo è. Il bis di una grande vittoria ancora di più.

Grazie ad Auxiliadora per il tempo e per la gentilezza.
♥ 
English version here > DREAMTEAM

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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