23 luglio 2015, Saint Jean de Maurienne

Il sudore freddo ti si appiccica addosso quassù. La strada che volle Napoleone per attraversare le Alpi. La strada che sale a gomiti stretti e poi si apre sulla valle e poi il lago che è azzurro e gelido come l’aria. La strada è deserta, le case cantonali abbandonate a metà, rosso cupo contro il cielo quasi nuvoloso. Il Passo, un ristorante di legno scuro di quello che si usava negli chalet degli anni ottanta e intonaco bianco, tante pecore piccole e immobili nella vallata come quelle di un presepe. Un velo di nuvole e poi tutto bianco come latte. La strada. La strada così com’è, nuda senza nient’altro che quella linea d’asfalto che si snoda
Dove andiamo, Jack?
Non lo so ma dobbiamo andare.
Che questa è la Francia lo so, che c’è questa strana aria di quando si va a vedere il ciclismo anche. Quando stai sulla strada non sai mai dove andrai davvero. Non lo sai mai fino a che ci arrivi, a volte non lo sai nemmeno quando riparti.
Il ciclismo è strano, a volte pensi di poterne fare a meno, altre, quelle giuste, sai che non potresti lasciarlo mai. Succede come certi amori che si nutrono della mancanza, delle ore mai vissute e poi mandate giù di botto. Stai male, stai bene. On the road vuol dire questo, la vita che esce da tutte le parti e non la puoi contenere. E la cerchi da tutte le parti, vuoi entrare nel vortice e quando entri vorresti vivere ancora di più. Il paradiso. Il nostro strano paradiso in terra.

Il Tour lo respiri sulla pelle, mille e mille persone che aspettano in qualunque modo e che parlano qualunque lingua sono lì attorno ad un arrivo. Ah, questo è una cosa che commuove. Assieme a tutto il resto: i bambini aggrappati alle transenne sotto il sole, la gente avvolta nelle bandiere senza pensare un istante al caldo.
bimboRitrovo la vita che scorre, ancora gli istanti prima dell’arrivo, la gente che non sta ferma mai, sudata nell’ombra che aspetta, la gendarmerie. Poi le sirene, il primo, anzi no il terzo perché il primo è rimasto abbracciato a suo padre, attorniato da tutti quelli che vogliono strappare il primo respiro dopo la linea bianca.
padreArriva Thomas Voeckler e un bambino gli chiede qualcosa: lui si stacca il numerino dalla schiena, glielo da e chiunque sa che quel bambino tornerà a casa volando dalla felicità. La strada, non sai mai dove ti porta. Non sai mai cosa ti porta.
Saint Jean de Maurienne è già per metà nell’ombra della sera. Nairo Quintana è scortato all’ammiraglia da un’ala di folla. Qualcuno da un balcone urla: Nairo! Te amo!
Lui alza la testa, sorride: immenso bianco in un volto d’ambra scura. Sparisce nei vetri bui dell’ammiraglia anche se continua a sorridere.
Nairo! Te amo!
Saint Jean de Maurienne è un paesino che si perde nella sera e i fiori sui balconi di legno brillano nella luce d’oro dell’ultimo sole.
nairoNon c’è connessione qui, non si può fare tutto quello che si vorrebbe. Mancano cento altre cose, che ci siamo dimenticati oppure che non ci sono proprio. Ma questo è un viaggio beat, servono i taccuini e poco altro. Basta una borraccia piena d’acqua fresca regalata senza troppe esitazioni.
Basta un grido dal balcone, un sorriso strappato dopo una giornata così.
Basta il Tour.

♥ ENGLISH VERISION HERE >>> #ONTHETOUR | NAIRO, TE AMO!

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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