Ho ancora nelle ossa il freddo di oggi, di una Milano con pochi gradi e l’aria invernale e una Sanremo dal mare inquieto e il cielo grigio, desideroso di pioggia. Nel viaggio verso la Riviera, prima del Turchino, quando una pazza neve di marzo scendeva a fiocchi grossi e la tormenta sbatteva contro il finestrino, ascoltavo “Holding out for a Hero”. Ho pensato a un famoso film degli anni ottanta dove Kevin Bacon che, con un po’ di fantasia, ricorda il volto dell’iridato Gilbert, per dimostrare il suo coraggio guida un trattore alla massima velocità contro quello del rivale. Proprio con questa canzone in sottofondo.

Holding Out for a Hero. Resistere per un eroe. Resistere fino alla fine della notte, dice la canzone. Deve essere forte. Ho bisogno di un eroe.

I ragazzi in bicicletta, si sa, sono eroi da sempre. Ma, oggi, è stato un po’ come tornare indietro nel tempo, ripercorrere quelle Sanremo da tregenda che vedevano protagonisti omini ricurvi sui gelati destrieri di metallo, come se il freddo li intorpidisse ma non li fermasse. Mai. E sul Turchino, il passo leggendario, questa volta c’era la neve. Non sono saliti, lassù, i ragazzi che sono partiti da Milano sotto la pioggia. Sono arrivati fradici, ai pullman che li aspettavano per la neutralizzazione dei chilometri più rischiosi. Fradici, con solo loro stessi. Sì perché i ciclisti non portano altro sulla strada: macinano chilometri con il loro involucro di carne che è sempre lo stesso, che è sempre fragile e forte alla stessa maniera, come un perenne equilibrio di cui non si riesce a trovare il filo.

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E tra quelle facce trasfigurate dal freddo, dalla tormenta, dall’acqua mi chiedo che bisogno ci sia di andare a cercare altrove: sono qui gli eroi. Eroi per cui resistere. Che insegnano a resistere, a sopportare, a non cedere, nemmeno quando qualcosa ti si spezza dentro e ti dice: “Basta perché è troppo”. Che insegnano il coraggio di far fatica per arrivare. Anche ultimi, ma arrivare.

La Milano Sanremo di quest’anno è di Gerard Ciolek, tedesco acuto che ha saputo sfruttare la sua occasione. Ma è anche di tutti quelli che hanno infangato le loro ruote con il nevischio, che sono saliti sui pullman esausti, implorando forse un raggio di sole o una sospensione per non andare più la fuori, che si sono congelati al punto di non poter più ridere, né piangere. Attraverso il vento e il freddo e la pioggia e la tempesta e l’alluvione, sono loro i nostri eroi.

Buonanotte ragazzi che avete ancora nelle ossa la pioggia di chilometri, che sul cuscino poggerete la faccia congelata dal freddo e dalla neve. Buonanotte. Domani l’Italia si sveglierà cercando di nuovo altri eroi per resistere. Io i miei li ho trovati. Resisto per loro, anche in mezzo alla pioggia, alla tormenta. Da sempre e per sempre.

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

One thought on “Holding Out For A Hero.

  1. No, non sono stati loro. Non si sarebbero mai fermati. I ciclisti sono uomini speciali, di altri tempi, rimbalzati nella nostra epoca per insegnare il coraggio. Sono uomini scelti. Gladiatori. Quel freddo, quella neve, quella pioggia e quella fatica immane che deformano i loro volti, che glieli scavano asciugando le loro carni, li sfiniscono, ma non li schiantano perchè loro sono gli essei più forti che Dio ha creato. E alla Sanremo 2013 ne hanno dato un’altra prova!

    Per non dimenticare la Tirreno-Adriatico…
    Il cuore. Si, è il cuore che in salita spinge su, verso la cima, il corridore ciclista. Ma in discesa, no. A scagliarlo veloce contro le curve improvvise e infide, è il suo coraggio non la poesia del suo cuore. E Vincenzo Nibali alla Tirreno-Adriatico ha dimostrato di possedere l’uno e l’altro, per questo ha trionfato ancora.

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