Certe cose della vita sono dure da spiegare, soprattutto a dei ragazzi che, dell’esistenza vogliono bersi le emozioni tutte d’un fiato, vogliono disperatamente amare, divertirsi, sorridere. Sono dure da spiegare, specialmente quando, di spiegazioni, non ce ne sono. Valerio Zeffin, diciotto anni nei limpidi occhi azzurri, se ne è andato in un giorno di luglio, sulla sua bicicletta, mentre si allenava con i compagni, ragazzi che portavano la sua stessa maglia: quella giallo e blu del C.C. Canturino. Se ne è andato sotto gli occhi di quegli amici che avevano la sua stessa età e pure i suoi stessi sogni: due ruote, un paio di scarpini, la linea con scritto: “Arrivo”. Un dolore. Un dolore immenso. Eppure questa è una storia di ciclismo, di quello vero, fatto di uomini che cadono e si rialzano. Sì, perché anche se questi ragazzi hanno appena la maggiore età, sono stati e sono uomini dentro. Uomini perché la sofferenza, la tristezza, la mancanza, rendono saggi, ti regalano forse due o tre anni di più. Uomini perché non hanno detto “basta”, perché la bicicletta non l’hanno appesa al muro, non hanno chiuso la porta ai sogni. Uomini perché hanno vinto la paura, e hanno imparato, piano piano, a ritornare nelle volate. A essere lì, perché lì c’era ancora Valerio.

Allora questa è anche la storia di una rinascita.

Oggi Manuel Cucciniello ha portato di nuovo i colori del Canturino sul traguardo di Cogliate e, sul podio, in lacrime, ha detto: “Per Valerio”. Valerio che, da una foto incollata sulla canna delle biciclette scherza, fa una linguaccia. Valerio che, forse, oggi ha detto al suo compagno di squadra che basta, che la paura doveva lasciare posto al coraggio e alla vittoria, che il traguardo aspettava da molto tempo una vittoria gialloblu. Ha alzato le braccia, Manuel, a Cogliate, sotto gli sguardi commossi del pubblico. Un’esultanza tutta particolare proprio perché tutti ne conoscevano il significato.

Ed è così che al Canturino è tornato il sorriso. Un sorriso che, forse, è il riflesso di quello che Valerio ha lasciato qui, nelle mani di questi ragazzi diventati subito uomini. Un sorriso che non sarà solo sulle fotografie ma che potranno trovare sempre in mezzo al gruppo, anche quando cambieranno squadra, anche quando qualcuno di loro realizzerà il sogno di diventare professionista. Un sorriso che dice: “Amate, emozionatevi, ridete: siamo ragazzi!”

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

2 replies on ““Per Valerio”

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