Sì, lo ammetto: volevo scrivere di altro dopo una tappa così, dopo la vittoria meravigliosa di Thibaut Pinot, dopo l’esultanza di un ragazzo che, a soli ventidue anni, si prende un arrivo del Tour, dopo la straordinaria e dirompente felicità del suo direttore sportivo. Invece no.

Oggi Samuel Sanchez, per una caduta banale, ha detto addio alla sua avventura francese. Si sospetta una frattura della clavicola: se così fosse anche le Olimpiadi diventerebbero un tabù. Non riesco a togliermi dalla testa la scena del ciclista della Euskaltel che porta la mano al volto bagnato di lacrime ed è costretto ad andarsene su una barella, tra la gente che applaude, tutta attorno a lui, per fargli sentire un abbraccio che non può dargli. Riflettendoci, ho ripensato a stamattina quando, entrando in un’edicola, mi sono fermata a guardare le copertine delle riviste. Quasi tutte, anche quelle più serie, avevano la stessa faccia: quella del giocatore del momento. E’ inutile dire chi sia, lo sanno tutti, persino chi non sa che, nel calcio, si usa una palla rotonda. Guardando le lacrime di Samuel, in televisione, mi sono venute in mente altre lacrime: che hanno fatto il giro del mondo, che abbiamo buttato sulle copertine dei giornali, in prima pagina, su internet, sui Social Network come l’immagine dell’orgoglio italiano. Altre lacrime che sono servite a chi crede che un Paese diviso si unisce così. Guardando le lacrime di Samuel mi sono detta che il mondo, spesso, ha uno strano modo di concepire le cose. Lui, Sanchez, non piangeva per aver perso una partita di novanta minuti: quel dolore, quella frustrazione, erano perché un incidente gli aveva impedito di proseguire una corsa che chiede mediamente duecento chilometri al giorno in sella, senza fermarsi, senza cambi. Lacrime per non poter arrivare a Parigi, dopo tre settimane senza tregua. Eppure, domani, in edicola, non lo troverò sulle copertine di cinque riviste su sei. I suoi occhi lucidi non faranno il giro della rete con didascalie epiche. Tornerà a casa, malmesso, con un sogno svanito, dovrà guardarsi il Tour e forse anche i Giochi dal divano e chissà se qualcuno si ricorderà che sì, è tremendo che, in piena stagione, un ciclista si ritrovi davanti alla televisione, piuttosto che a pedalare.

Non sono direttrice di una rivista o di un giornale ma, oggi, la mia personalissima copertina è per Samuel Sanchez. Non importa se, domani, continuerò a vedere la stessa faccia, non importa se in Italia si continueranno a cercare invano strani eroi da rivista patinata.

 

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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