A Pavia fa freddo mentre la spina nel fianco di ogni primavera fiorisce come forse aveva promesso. Inabitabili sono i posti dove siamo stati felici, se non abbiamo speranze che ritornino tali. Ma oggi è diverso. Oggi il cerchio si stringe attorno a noi. Mi sveglio la mattina che ho voglia di cantare, di dire cento cose – che alla fine abbiamo già detto. Non è forse cosi la vigilia di Natale? Con le candele accese e i biscotti sul davanzale, perchè tu sai – tu credi fermamente – che la Luce arriverà ad illuminare le buie ore dell’inverno.
Non possiamo più essere così superficiali da pensare che sia vero tutto quello che vediamo. Dobbiamo fidarci di tutto quello che abbiamo sentito fino a qui. È che una volta bastava, forse avevamo più pazienza, forse sapevamo che il traguardo era lontano ancora.
Ma adesso. Dio, adesso siamo così vicini, come per toccare il cielo con la punta del dito.
Destinazione paradiso.


Non ho mai visto il mare così invisibile, spettrale come se non ci fosse nulla al di là della costa. È colpa di questa luce bianca che ti martella in testa. Lo scollinamento del Poggio è uno spazio di cinque metri per due – forse. Eppure ha le sembianze di una soglia, una sacra soglia come la lancia che decreta il passaggio tra luce e ombra. Equinozio di primavera. Il punto in cui sei in bilico, stai per esplodere. Il punto in cui tutto è perfetto per iniziare.
Il ciclismo sta salvando le nostre anime un pezzo alla volta.
Infusi di questa rara dolcezza, restiamo in questo limbo, sotto il cartello martoriato dagli sticker, il nostro cuore ancora a tratti sanguina ma almeno sappiamo che non è solo.
Nei nostri universi, non siamo lontani mai più.
Si alza l’elicottero sopra la strada incorniciata di serre, di pozzi, di brutture di ogni genere. Passa la corsa, proiettata in avanti per la lunga discesa verso il mare, ultima rampa di lancio verso la città dei fiori. Estremo sforzo per chiudere un’agonia che ci ha stretto alla gola per anni, ultimi momenti in apnea per tornare a respirare.
Il mare – da come lo vedono i gabbiani – adesso ha il colore azzurro di quando decolli alle ultime ore del giorno. Le sue onde quiete inghiottono tutto quello che vogliamo dimenticare, restituiscono le conchiglie sulla battigia, come i piccoli stupidi oggetti che collezioniamo per ricordarci quel tipo di estasi che ti estranea dal mondo.

Scende il buio pesto sulla costa, solo le luci delle barche e delle chiese restano a vegliare la prima notte in cui tutto è più chiaro. Nonostante le ombre, il confine è stato passato, la primavera scava di nuovo come una goccia nella roccia di noi stessi, invincibile e costante.
Fino a che succederà così: come una mattina di Natale, ci sveglieremo sentendoci felici come bambini con i loro agognati regali.
Tireremo le tende ed entrerà la luce.
L'equinozio è il momento in cui luce e buio si equilibrano perfettamente. Da quell'istante, l'inverno lascia il posto alla primavera. Rappresentato nel mito di Persefone che torna dagli inferi, simboleggia il ritorno alla vita e alla luce dopo l'oscurità.