Le mattine sono quiete, come quelle che abbiamo sperato. Tutta la confusione dei giorni si affievolisce progressivamente, viene con la rassicurante certezza che ci sono cose sulle quali possiamo sempre contare.
Dopo anni guardo le colline senza nessun desiderio di rivalsa, senza quel senso di ingiustizia latente che ci ha fatto sentire fuori, lontano da dove volevamo essere davvero.
Adesso siamo dove dovevamo essere, fin da quando il ciclismo ha scelto noi per dimostrare che l’eternità non è solo una parola, fin da quando – pazientemente – ha tentato di dirci che non potevamo capire ma dovevamo farlo, almeno provarci. Che dovevamo restare.
Stamattina sento che l’inseguimento sta per finire, che siamo già un po’ cullati nel sogno di un arrivo per i quali ci siamo messi in ginocchio.

La luce conferisce al paesaggio una parvenza di quadro con le macchie gialle dei fiori di colza qua e là e la polvere più bianca del bianco che ti entra negli occhi, nella gola, ovunque. Si solleva come un patto, una dolce sonata di un pomeriggio di primavera eseguita per l’intimità nostra. Quella sensazione di aprire una lettera e, riconoscendone il tono, sorridere: così ci pare di suggellare un patto silenzioso tra noi, qualcosa che, pur sapendolo, vorremmo passare la vita a ripeterlo.
Basterà un’intera esistenza per sentire così intensamente?
Di sicuro sono sufficienti 900 watt per dimostrare alla gente che il re è attaccabile, che la rivoluzione è vicina. Per quanto Seixas sia arrivato dietro, la sua faccia drammatica all’arrivo, i denti digrignati contro il cielo, lo dipingono come l’eroe moderno che ci mancava, Jean Paul Marat insanguinato, martire, interprete di un secolo che sta per cambiare. Chi avrebbe osato provarci oggi se non lui, giovane Mercurio alato dalle lunghe ciglia capace di spostarsi dalla terra all’Olimpo in pochi chilometri? L’opera è al suo primo atto ma la gente già lo scruta dai terrazzi che si affacciano sulla piazza come guarderebbero il palco dell’Opéra di Parigi, teatro barocco di splendide luci dove l’attore boccheggia nel suo trionfo.
Vincere non significa sempre arrivare per primi.


Siena chiude il suo sipario su un dramma che ha rassicurato i cuori sull’esistenza del lieto fine, forse non oggi ma domani sicuramente. I coriandoli bianchi del podio volano sopra la piazza come polvere di diamante, cristalli di ghiaccio che luccicano al sole come il portale verso un’altra dimensione. Così ancora siamo avvolti da questa magica luce scintillante che ci fa sentire come quando torni a casa: milioni di pulviscoli argentei che fanno pensare alla felicità.
Polvere di diamanti o di stelle che le fate fanno piovere sui nostri occhi prima di dormire e farci sognare quello che accadrà.
La polvere di diamante è un fenomeno atmosferico caratterizzato da una precipitazione leggera di minuscoli cristalli di ghiaccio, che sembrano sospesi in aria. Questi cristalli brillano alla luce del sole, creando spesso straordinari eventi naturali che appaiono quasi magici.
Sei un diamante anche tu Miriam 🖋️