La pianura si stende a perdita d’occhio. Non piove più ma il cielo è grigio sopra i prati verdi di quando la pioggia è scesa per ore. Una casetta si affaccia sul canale, nel giardino ha un piccolo gommone e una fila di iris lilla che sono esplosi ovunque, insieme ai papaveri. Come sarebbe uscire dopo un temporale, su quella imbarcazione fino a chissà dove?
Certe mattine sono meglio di altre, a volte non vorremmo neanche sapere il perché. Che oggi sia lunedì non importa poi molto, la gente viene a vedere il ciclismo ed è questa ancora la cosa che mi tocca profondamente dopo così tanti anni: faremmo di tutto per un solo istante. Ci penso mentre guido negli ultimi nove chilometri di percorso e guardo gli striscioni appesi alle cascine o alle fabbriche, in posti dove il gruppo passerà a settanta all’ora, senza vedere, senza sentire.
O forse sì.

Non sembra una volata questa sulle colline, dove si aprono gli scorci dei vigneti nei quali cresce l’erba alta con i fiori di campo ed è come tutto dovrebbe essere, selvaggio e incantato tra il sole che occhieggia tra le nuvole e illumina i borghi. La maglia rosa vuole portare via la scena a tutti anche oggi ma alla fine i velocisti rientrano nei loro pronostici: Tim Merlier scivola lontanissimo, entra in un parcheggio, sale per un vicoletto – manco lui sa dove sta andando – mentre gli altri lo inseguono e un gruppetto di tipi vestiti tutti di bianco sbucati da chissà dove gli applaudono alla fine della strada. Il ciclismo è il circo più strano che conosco ma, fuori i clown, è un posto piuttosto spirituale, fatto anche di momenti in cui le luci non sono più cosi abbaglianti, così che puoi ancora riflettere su te stesso e prendere una decisione per riportare indietro la pace.

Sopra l’autostrada il cielo è nero per metà, il sole appare all’improvviso e staglia un grande arcobaleno verso est. Nel linguaggio dei fiori, gli iris sono il trionfo della verità e brillano ancora da qualche parte nei giardini mentre mi fermo nella piazzola di sosta dell’autostrada per fare una foto. Quando ci ritroveremo laggiù e avremo il nostro tesoro alla fine dell’arcobaleno, non ci ricorderemo più della fatica che abbiamo fatto per ritrovarlo e nemmeno della malinconia che ci ha tenuti così a lungo lontani.