Un gruppo di ragazzi sono accampati sui tavolini del bar chiuso, la rotonda è deserta e si sente solo il mare ruggire nel buio. Sotto di loro le onde bianche e spumeggianti vanno a infrangersi a larghi flutti sulla spiaggia. Sui tavoli, una decina di lattine aperte, loro parlano come se niente li toccasse. Quando ci è successo di restare così, l’ultima volta, a parlare e basta, senza pensare che il futuro dovesse arrivare e coglierci impreparati come una pugnalata alle spalle? Quando siamo stati spensierati come i ragazzini che giocano a pallone sulla spiaggia mentre il tramonto mette una linea dorata sull’orizzonte?
Mi addormento e sogno l’impossibile, incluso un bar dove entro e scopro che le persone ricostruiscono il passato tutte le mattine come un ologramma.
Quando riapro gli occhi la luce della Versilia è abbagliante – l’Eternità dorata o il Nirvana – non riesco a guardarla. Così come non riesco a calmarmi almeno fino a colazione, tanto da farmi la stessa domanda di sempre: cos’è che sto facendo esattamente?
Basta poco per ricordarmi che il guardiano dei sogni si accerta solo che tu chiuda gli occhi sulla realtà, bada a te senza che te ne accorga, riunisce i fili che sono stati strappati, li ricuce ogni volta, come un ologramma o come un miraggio. Sei finito e hai la tua apparizione, magari sai che non puoi raggiungerla ma è lì, a dirti che sei ancora vivo. Dal pozzo entra ancora la luce, non puoi toccarla ma di certo puoi vederla. A volte basta. Nel ciclismo è un niente: un istante sei a terra, il momento dopo sorridi.

In autostrada scorrono le indicazioni per Donoratico. Mi viene subito un flash di una mia foto da piccola in mezzo a cento palline colorate: un’estate con i miei nei bungalow dove la sera era veramente così buio da non vederci niente. Quella Miriam sta ancora cercando le cose a tastoni? Senza riuscire a guardare più in là di quello che sente con il resto di tutti i sensi?
Non è esattamente quello che mi aspettavo ma era stata proprio la mia oculista una volta ad avvisarmi, come una specie di chiromante, prevedendo il futuro nelle mie iridi. Probabilmente, ovunque lei sia, ora saprà di aver avuto ragione.
Mentre l’elicottero sorvola le nostre teste e la volata si spande come larghe onde sulla spiaggia, ci prendiamo mano nella mano come vorremmo, così come se fosse per sempre, imprigionati – quasi cristallizzati – nel punto dove è cominciato tutto.

A Volterra la sera è profonda e quieta, interrotta soltanto dal gorgogliare continuo di una fontana nel cortile. Sopra la città c’è una volta celeste piena di tutte le costellazioni visibili ad occhio nudo. Le ultime nuvole se ne stanno andando, svelando i puntini luminosi, ad uno ad uno.
Se scartassi un bacio Perugina adesso, sicuramente sul cartiglio ci sarebbe scritto: “Solo nel buio puoi vedere le stelle”
Il miraggio - dal francese mirage, derivato di mirar, guardare - è un fenomeno che venne studiato in modo approfondito da uno scienziato di Napoleone, durante la Campagna d'Egitto. Il fenomeno si verifica quando i raggi del sole incontrano uno strato d'aria più caldo rispetto agli strati sovrastanti dove l'aria è più fredda. Così i raggi di luce subiscono una riflessione totale ed è possibile vedere le immagini come se fossero veramente riflesse al suolo. Non è un caso che il miraggio per eccellenza sia l'acqua nel deserto, la grande speranza.