Un tipo sulla curva sta cercando di convincere il proprietario di una casa a lasciargli parcheggiare la macchina vicino al deposito delle bombole di gas che – effettivamente – con questa temperatura potrebbero formare un buco nella montagna. Ma lui non vuole sentire ragioni, gli chiede pure l’aggancio dell’acqua. Quando c’è la corsa, la gente del ciclismo è più imperterrita di Ulisse verso le Colonne d’Ercole, vira a tutta verso la pazzia senza nemmeno rendersene conto. In realtà questa folle navigazione ha il suo senso, è la fuga da una società distopica, alla ricerca di un posto dove essere liberi ed essere felici, dove sentirsi amati, anzi…molto di più. Un luogo nell’universo dove essere semplicemente capiti. 

Il sole è a picco sopra la valle ma oramai non lo senti più – un po’ come la fame. Questo giorno segna una specie di solstizio, il momento in cui la luce è al suo picco e non riesci neanche a guardare lontano senza socchiudere gli occhi. Sui cofani delle macchine ci si può fare una grigliata. 
Sulla salita del circuito finale, il giullari verdi del fan club di Matteo Fabbro gridano cose nel megafono, urlano a tutti, ballano Dj Matrix e fanno verticali a mani nude sull’asfalto a ottocento gradi senza dire beh
Dopo la curva spiana. Dopo la curva spiana. Dopo la curva spiana.
Cose che ci siamo ripetute milioni di volte, sapendo che non era vero ma andava bene lo stesso. Quando sei in salita è cosi, hai bisogno di sapere che manca poco, che stringi i denti per un secondo ancora e poi è finita. A volte le bugie che ti racconta il ciclismo sono a fin di bene. 

Mentre guardo un albero solitario che veglia le colline arse dal glifosato penso che la desertificazione non arriverà ai nostri cuori. A costo di sacrificare tutto quello che oggi conta per la società: soldi, successo, potere. Cose che non servono proprio a un cazzo quando sei da solo per strada e hai bisogno di un posto sicuro dove sentirti te stesso. 
Se la resistenza ha un prezzo, allora noi lo pagheremo. Abbiamo combattuto le nostre battaglie senza armi e, in certi casi, abbiamo vinto senza tagliare il traguardo. 
Come piccoli indiani sperduti ma saldi, guardiamo i corridori che passano dalle distese di mais. Il fuoco resta, il fuoco vive. 

Appoggio il bicchiere con la granita sulle spalle ustionate mentre laggiù da qualche parte Simone Velasco e Filippo Baroncini non smettono di piangere per motivi totalmente opposti. Non riesco a pensare a come sarebbe una linea d’arrivo senza questa deliziosa intensa esagerata teatralità, incontenibile esplosione di tutto. Bestemmie, insulti, baci, preghiere. I doni immensi sono qui davanti a nostri occhi. 
Ma ne voglio altri, ancora altri cento. 
In cambio resterò qui.
Dopo la curva vedrai che spiana.

1984 è un’opera di George Orwell pubblicata nel 1949 e ambientata in un futuro distopico che ancora oggi inquieta i suoi lettori con il senso di soffocamento del vivere in un mondo dove il pensiero è unico e niente è come sembra. La frase “Forse non si desiderava tanto essere amati quanto essere capiti” è tra i passaggi più celebri del romanzo. 
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Posted by:Miriam

Sono nata in Brianza in una calda notte di luglio. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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