Gianni Savio, il suo nuovo Team Manager, di lui dice che è un giramondo. Prima dell’atleta, lo ha colpito il ragazzo, la sua storia, come succede quasi sempre quando Gianni sceglie i suoi.
Serghei Tvetcov è un ragazzo con gli occhi azzurri, limpidi e la faccia espressiva, anni 26, nato in Moldavia con passaporto romeno e residente in America.

E’ la vera scommessa del Team Androni Giocattoli per il 2015. E anche se forse qui in Italia lo conoscono ancora poco, l’anno scorso, all’USA Pro Challenge, Serghei si è preso il terzo posto sul podio, dietro a Tejay Van Garderen e Tom Danielson.
Ho sempre avuto un debole per le vite che coltivano sogni silenziosi e dei quali la gente si accorge nel momento sublime della vittoria improvvisa. Un fulmine a ciel sereno.
Mercoledì, mentre non sapevo ancora niente di lui, l’ho visto sulla watt bike durante i test e ne sono rimasta impressionata.
Quello era solo un test” mi racconta il giorno dopo, seduto sul divanetto nella hall dell’albergo. “E’ in gara che do il mio massimo, è quello il momento in cui ce la metto tutta.
Per certe espressioni, certi sguardi, si direbbe un ragazzino, eppure il ciclismo, quasi come sempre, gli ha regalato una mentalità seria, da adulto consapevole. Adesso la bicicletta è un lavoro anche se prima è stata un gioco e poi un mezzo per scoprire il mondo. “La prima volta che ho guidato una bicicletta” dice. “Ero un bambino. Non avevo un sogno, non credevo potessi diventare un ciclista vero, un professionista. Mi piace viaggiare e la bici per me è uno strumento per vedere nuovi posti, nuovi paesaggi, godermi le città.
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Quando gli chiedo qual è il suo luogo preferito dove allenarsi, lui mi parla dell’Italia e del Colorado. “Sono venuto qui per la prima volta nel 2010” spiega. “A San Bartolomeo. E sono rimasto incantato dal paesaggio, dal mare, dalla cultura della bicicletta. La Milano-Sanremo è una corsa storica e spettacolare: un giorno vorrei parteciparci! Per quanto riguarda il Colorado, invece, è un posto meraviglioso dove vorrei vivere. Ho corso lì per la prima volta nel 2012 e mi sono innamorato di quei luoghi. Ricordo la gente lungo le strade: era tantissima, urlavano quasi da restare storditi. E’ stato straordinario!

Diventando grande ha capito che aveva le gambe e che il ciclismo poteva essere un lavoro vero. Allora ha cominciato a focalizzarsi sugli obiettivi.  “Ho cominciato a sognare” racconta, “quando, guardando le corse europee in televisione, mi sono detto che forse anche io potevo diventare così, potevo correre su quelle strade. Avevo i miei idoli personali e, da quel momento, mi sono dato tre anni per crescere. Era il 2010.
Nel 2013, Serghei entra a far parte del team americano Jelly Belly present by Maxxiss e il suo palmares si fa più fitto. Nel 2014 arriva terzo all’USA Pro Challenge e al Tour de Beauce e vince la cronometro della terza tappa del Tour of the Gila.
E’ il suo procuratore Baden Cooke che chiama personalmente Gianni Savio per parlargli di lui. “Serghei è forte” gli dice. “E in Europa lo conoscono in pochi. Vorrei che fosse la tua squadra a farlo crescere, a lanciarlo.” A Gianni piace questa storia un po’ particolare e quel terzo posto dietro a uno come Van Garderen lo convince. Così gli fa firmare un contratto biennale con il suo team, l’Androni Giocattoli. E’ la sua scommessa e ne va orgoglioso.
Questa squadra ha una grande organizzazionedice Serghei. “I tecnici e i meccanici sono molto competenti. Sono sicuro che stare in un team italiano sarà una grande esperienza”

Guardare i risultati mi ha sempre messo in difficoltà: con le tabelle e i numeri non ci sono mai stata portata. Ecco perché, quando vedo i ragazzi pedalare, faccio quello che ho imparato al liceo. Osservo. Che è una cosa diversa. Ogni pedalata ha un’anima. Una caratteristica come un segno distintivo: fluida, imperfetta, bella, stanca, con le ginocchia troppo aperte o troppo chiuse. La pedalata di Serghei è sciolta, costante, non si alza sui pedali, non sembra far fatica.
serghei_2Dall’ammiraglia che segue lentamente i ragazzi durante l’allenamento, tra le strade del canavese intiepidite dal sole invernale, si osserva tutto. Anche Giovanni Ellena, il suo DS, dice che pedala bene, ripete che è una vera scommessa. Scommettere significa avere fiducia. C’è un libro di Bukowski che si intitola: “Azzeccare i cavalli vincenti”. Azzeccare. Non è solo questione di fortuna. Fiducia è una parola magica, specialmente nel ciclismo, dove avere le gambe non basta. Ci vuole anche la testa, il coraggio e molte altre cose che vanno al di là del corpo. Serghei è un corridore completo: ha il fisico da passista ma anche da uomo veloce e in cronometro può sicuramente dare del filo da torcere agli avversari. Ed è anche un ragazzo dalle idee semplici e chiare, una cosa che in questo sport è un grande vantaggio. Non servono troppe parole per la bicicletta, bisogna saper sudare, fare fatica, spingersi all’ultimo livello possibile e poi tornare indietro con un sorriso. Per un sogno concreto servono fatti concreti. “Io so chi sono” dice, “conosco il mio lavoro, ho fiducia in quello che posso fare e in cosa posso diventare. E spero di diventarlo il più presto possibile.As soon as possible. Sembra quasi un motto, visto che Serghei è un ragazzo che impara in fretta, subito. Sono bastati pochi giorni in Italia per cominciare a capire la lingua, a destreggiarsi con le prime parole. Anche nel ciclismo bisogna imparare subito: a rialzarsi, a scattare, a stare in gruppo, a restare in piedi in mezzo alle volate. Ma la strada ha un linguaggio semplice che premia i ragazzi come lui, che hanno girato il mondo su una bicicletta per seguire un obiettivo vero, che lavorano da sempre e con costanza, che sanno dare tutto per un traguardo, che hanno fretta di imparare e di essere migliori, che pedalano conoscendo sé stessi. Serghei è un nome breve che anche gli italiani impareranno in fretta. E’ facile da scrivere sulle strade, è facile da gridare in cima a una salita, attaccati a una transenna mentre passa il gruppo. O negli ultimi metri prima di un traguardo. Al più presto. Al più presto possibile.

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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