Le nuvole nere si ammassano sopra Castelfidardo stringendolo in una morsa mentre le case di mattoni antichi restano imbevute di sole come l’ultimo baluardo prima della tempesta. Tutt’attorno ci sono le chiazze gialle di quelle che sembrano ginestre. Crescono ovunque, ancora più vivide per merito del temporale imminente. Sull’ultimo bivio del muro sventolano le bandiere delle contrade alle finestre nel vento che solitamente tormenta i vicoli bui dai quali si vedono gli scorci di colline infinite. Qualcuno fuma una sigaretta alla finestra e un signore ha trascinato la sedia di casa in pole position sulla curva mentre una luce drammatica si staglia all’orizzonte, un’unica e sola striscia di sole in una cortina nera.


Prima del secondo passaggio si scatena la bufera e sempre penso a un altro giorno così, al freddo e alle nuvole grigie tra liquide strisce di sole, i cavalli tranquilli, una corsa folle all’arrivo, le pozzanghere che riflettevano il sole. Mentre i corridori salgono già sfigurati dalla pioggia gelida e dal nero che sale dall’asfalto bagnato, sento che il ciclismo è forse l’unica cosa che può riportarti alla realtà in meno di un nanosecondo, farti sentire esattamente cosa conta davvero e cosa no.

Smette di piovere, passa MVDP con un distacco fuori dalla logica, i carabinieri si esaltano quando si alza sui pedali nel punto peggiore della curva e non mi sorprende, è così che funziona, questo è un istante che dura per sempre. Passano gli altri ad uno ad uno o a gruppetti mentre la tempesta è già lontana, il vento l’ha spazzata via, ha lasciato la sua personale devastazione come succede tante volte nella vita, quando la gente resta sola con i suoi malinconici rimpianti. Per un secondo gli spiriti mi fanno sentire uno spiraglio di intensa luce nella cortina di nebbia. Di nuovo le pozzanghere sembrano riflettere il sole.

Il vento scuote le città fantasma mentre sul mare turchese appare un arcobaleno nitido che occupa tutto il cielo. Lungo l’autostrada per tornare all’albergo ci sono di nuovo quelle strane ginestre precoci, i loro fiori crescono tra lo smog e i guard-rail, in un silenzioso spirito di adattamento. Loro lo sanno che sbocciare su un terreno arido è faticoso ma sanno anche che possono arrivare dove gli altri non hanno il coraggio di stare. Nell’ombra, fioriti.

Nel linguaggio dei fiori la Ginestra è simbolo di umiltà e forza, proprio grazie alla sua capacità di resistere e fiorire anche in mancanza d’acqua e in condizioni difficili.  
Posted by:Miriam

Nata in Brianza, nella calda notte del 30 luglio 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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