Una pista, una bicicletta senza freni, fatta per girare su un anello di parquet, le tribune piene, le dita incrociate, il volume della televisione al massimo e le voci della telecronaca che vanno dovunque, nella sera d’agosto. C’era tutto nel sogno azzurro di Elia Viviani, quel sogno che era un po’ anche nostro. C’era perfino il luccichìo della medaglia più bella, quella che non perde il suo vigore con gli anni, che dice: “Sì, sono stato lì,  tra i grandi. Sono stato, tra i grandi, il migliore”.

Il sogno è durato un chilometro. Un chilometro che è volato via. In  poco più di sessanta secondi il sudore, la tensione, la speranza sono stati bruciati da un ragazzo danese nato nel millenovecentonovantadue.

Ma non è sempre di vittorie che si deve parlare. E nessuno dica che sì, non ci dovevamo sperare, che, sulla carta, era più forte Hansen. Siamo italiani e, come ha detto mio fratello, oggi, scherzando, “abbiamo o’ core!”. Ne abbiamo troppo, a volte. Il mio e quello di tanti altri, stasera, era con Elia Viviani perché le carte, le previsioni, i calcoli, non vanno d’accordo con l’anima del ciclismo, non vanno d’accordo con le gambe che, quando inseguono un sogno, vanno più veloci del tempo che scorre.

E allora non importa se questa è la storia di un sesto posto. Perché in quel chilometro, prima che il cronometro si fermasse, c’era più emozione che in una vittoria, c’era l’urlo che non abbiamo potuto sfogare, c’era il pensiero continuo che faceva dire: “Elia è lì, è uno dei nostri.” Non importa se quel minuto e quattro non è bastato, perché in quel momento abbiamo dimenticato tutto il resto, c’era solo il ragazzo che menava le gambe su una pista di legno che portava la scritta “Londra 2012”. Che menava le gambe e inseguiva un bel sogno. E bei sogni rimangono tali anche se ci svegliamo. La prossima volta, lo sappiamo, potremo dire ancora: “Elia e lì, è uno dei nostri.” La prossima volta, dal bel sogno, non ci sveglieremo.

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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