Scende da un’automobile scura, Alberto Contador, vestito con un completo scuro. Elegante, come solo lui sa essere, anche senza la divisa della squadra, il casco, gli occhialini. Elegante come se dovesse andare a ritirare un premio. Invece, nella sala della conferenza stampa, lo aspettano i giornalisti per le sue dichiarazioni dopo la squalifica di due anni per doping. Arriva così, Alberto, a mani vuote. Senza il luccicante trofeo che riflette le guglie del Duomo svettanti al cielo, senza i bagliori degli Champs Elysees. Porta solo il suo viso di ragazzo che non sorride perché tutto il mondo aspetta da lui qualcosa, per sapere se condannare o assolvere.

Quanto tempo è passato? Si parla di mesi, eppure sembrano anni. Alberto era diventato uno di casa ed è stato difficile abituarsi alle corse senza di lui, anche per chi non era suo tifoso. La mancanza la senti sempre quando una persona se ne va. E gli scatti, i “balletti” in salita, i metri che si lasciava alle spalle il corridore spagnolo, quest’anno, erano un ricordo. Il Giro e il Tour senza Pistolero. E silenzio, attorno a lui. Perché Alberto non ha detto: “Basta”. Dopo aver dichiarato la sua innocenza, limpidamente, ha detto anche che voleva continuare con il ciclismo, nel modo pulito, come aveva sempre fatto nella sua vita, come gli avevano insegnato fin da bambino.

E non c’è da scherzare perché quello che ci insegnano da piccoli, i nonni, le mamme, i papà, rimane dentro. Dentro così a lungo che il cuore lo riporta sempre a galla, soprattutto nei momenti più difficili. Così ha ripreso in mano la sua bicicletta, ha indossato una divisa anonima, ed ha ricominciato a pedalare così, con le sue gambe e, forse,con una maledetta voglia di dire al mondo che sì, lui era sempre Alberto Contador, anche derubato delle sue vittorie, che sapevano di asfalto e di sudore, anche dopo aver passato un anno di calvario, in attesa di una sentenza.

Mancano pochi giorni all’ENECO Tour. Il riscatto comincia da lì. Sappiamo che sarà facile per tutti tenere gli occhi puntati su Alberto, per vedere cosa farà e come si comporterà. Sappiamo che, nonostante si sia già vissuta una volta una “Madonna di Campiglio”, non si perde mai il desiderio di essere giudici in sommari processi di popolo. Ma io voglio pensare al ritorno di Alberto come quello di un amico che si è assentato per qualche tempo. Voglio pensare che, sulla linea di partenza, quel giorno, gli avversari, vedendo lo spagnolo, si diranno che non c’è da scherzare. Che la schiena di  Contador l’hanno vista troppe volte. Voglio pensare che questo farà riflettere chi pensa al ciclismo solo come la brutta insegna del doping, che farà dire: “Sì, qui c’è gente che si rialza, anche quando viene scaraventata a terra. C’è gente che butta il dolore alle spalle e ne fa sacrificio, costanza per tornare sulla strada.

Voglio vedere un attacco in salita, la forza degli scarpini sui pedali, la sella abbandonata a sé stessa, la testa che si volta appena per guardare i metri di asfalto mangiati. La strada, la gente e un uomo solo, poesia concreta del ciclismo di sempre. E dirmi, quasi sottovoce: “Bentornato, Pistolero.

 

Le splendide parole di Contador dopo la squalifica. 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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