Bentornato, caro Giro,

è la tua vigilia. Tutte le vigilie portano, con sé, l’aspettazione, la magia, la trepidazione. Un po’ come la notte di Natale, quando i bambini, dopo aver guardato per l’ultima volta l’albero illuminato e il Presepe senza Gesù Bambino nella mangiatoia, vanno a rifugiarsi sotto le coperte, invocando il sonno, perchè la mattina possa annunciarsi presto e portare i doni tanto attesi. La tua vigilia, Giro, ha la stessa magia. I tuoi balocchi – le biciclette – riposano, lucidate, come tanti cavallini, prima di una gara importante e i soldatini – i ciclisti – che dovranno cavalcarle, sognano. Che cosa si può sognare per te, nuovo Giro che arrivi? Qualcuno vorrà la maglia rosa per un giorno, sentire il suo tessuto sulla pelle, guardarsi allo specchio con lei addosso. Qualcun altro vorrà tenersela per sempre, incorniciarla, averla sotto gli occhi tutti i giorni. Altri vorranno essere i primi ad ascoltare i boati di folla sul Mortirolo e sullo Stelvio; oppure toccare la linea bianca del traguardo in una volata, prima di tutte le altre ruote. Quanti sogni, per questa notte? Tanti o, forse, nessuno. Forse queste ore che separano dal giorno sono quelle dolci dei ricordi. Sì, perché, quando non sappiamo cosa accadrà, allora ci piace rifugiarci in quello che abbiamo avuto: la battaglia tra Vincenzo Nibali, Michele Scarponi ed Alberto Contador per la maglia rosa; Igor Anton che alza il braccio al cielo, sfinito, dopo aver domato lo Zoncolan; Stefano Garzelli, solo, nell’immensità della salita del Giau; la commozione e la gioia di Eros Capecchi che dedica il suo successo al nonno e al nipotino scomparsi; la mano di Contador, sulla spalla di Paolo Tiralongo, dopo la vittoria della diciannovesima tappa. E Wouter. Sì, non potremo mai dimenticare quelle ore, quelle immagini, quelle lacrime. Non potremo mai scordare la generosità, la solidarietà e l’affetto di tutte le persone che si sono strette attorno a questa tragedia. Davvero, Giro sei come una grande famiglia: le lacrime le abbiamo affrontate insieme, tutta l’Italia e tutto il mondo.

Grazie, Giro, per quello che sei ogni anno. Grazie per le tue strade affollate, per le scritte di vernice sull’asfalto rovente delle salite, per i bambini che battono le mani e gli anziani che sorridono. Grazie perché ci riporti un poco del patriottismo perduto, del sentirci tutti figli di una sola terra. E grazie anche a voi, soldatini che riposate nelle vostre camere, in attesa della battaglia. Un augurio speciale a tutti voi che, in queste ore, accarezzate i vostri sogni. Perché il giorno li faccia diventare realtà.

 

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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