Amstel Gold Race, ultimo chilometro: Oscar Freire è da solo. E’ partito quando mancavano sette chilometri al traguardo e nessuno si è preso la briga di ricucire la fuga. Sarà perché siamo abituati a vivere l’ultimo tratto di gara in un respiro, sarà perché si pensa sempre all’ultimo chilometro come all’ultimo sorso rimasto nel bicchiere, che il finale sembra già scontato. Freire passa l’ultima curva e questo numero sembra andare in porto. Ma la strada che porta sulla linea d’arrivo è in salita: la pedalata dello spagnolo della Katusha si fa più pesante. E, dietro, Philippe Gilbert che è sempre stato, pazientemente, a ruota dei suoi fedeli Quinziato e Santambrogio, corre all’inseguimento. Per un attimo torna il Gilbert dei tempi d’oro e, in un lampo, portandosi dietro i pretendenti al trono, raggiunge Freire. Da qui in poi succede di tutto: Gilbert rimane indietro, Sagan rimonta, Cunego sfortunatamente finisce a terra. I metri sono interminabili ma la vittoria, sotto il grigio cielo olandese, è tutta azzurra. Azzurra come la maglia del Team Astana che, per prima, taglia il traguardo. Come la maglia della Nazionale Italiana, come il nostro orgoglio. Come i nostri cieli, in piena estate. Enrico Gasparotto, il vincitore che non ti aspetti, ha portato ancora il tricolore sulle strade del Nord, ha cacciato via la nostalgia che ci riportava sempre al duemilaotto, ha dimostrato che gli italiani sanno sorprendere. Sanno capire che, molte volte, quando si perde si acquista la saggezza per il successo:“Le sconfitte insegnano molto di più che le vittorie” dice, sorpreso e incredulo, all’arrivo.

Sul primo gradino del podio, finalmente, si parla italiano.
Oggi l’emozione è grande. Ma c’è qualcos’altro che mi ha colpito di questa Amstel ed è stato il vedere Philippe Gilbert tornare in sé, sulle sue strade. C’è la tutta la mia famiglia, qui, oggi. E voglio fare bene” aveva detto alla partenza. Questi uomini sulle biciclette non hanno solo le gambe e la testa che li sorregge nelle loro lunghe cavalcate ma anche la passione condivisa dalle mamme, dai papà, dai familiari, dagli amici. E’ bello sapere che questo amore, questa passione siano contagiosi, che si propaghino a tutti i tifosi, ai bordi delle strade. Ed è ancora più bello sapere che tutto questo può motivare più di un trofeo, più di un ambizione. Philippe Gilbert sta ritrovando la sua condizione e, forse, è proprio grazie alla sua famiglia, ristretta e allargata, grazie a questo calore che, nonostante tutto, non lo ha abbandonato che oggi lo abbiamo visto saettare verso Oscar Freire.

E allora grazie Enrico, perché l’Italia, con te, oggi, torna a sorridere. E grazie anche a te, Philippe, perché è vero che, a volte, siamo un po’ cinici, ma ci commuoviamo vedendo che uno, sulla bicicletta, può essere un campione o un perdente, ma resterà sempre un uomo. Un uomo che sa ritrovare i passi perduti, che sa rileggere le pagine dei giorni migliori per ritrovarle.

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Posted by:Miriam

Nata in Brianza, una calda notte di luglio del 1991. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013 e "La menta e il fiume" nel 2015. Mi piace l'estate, i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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